WASHINGTON - Gli Stati Uniti sospenderanno l’elaborazione dei visti di immigrazione per cittadini provenienti da 75 Paesi, nell’ambito di un ulteriore inasprimento delle politiche migratorie voluto dall’amministrazione Trump.

La misura entrerà in vigore la prossima settimana, il 21 gennaio, e riguarderà Stati di Africa, Asia, America Latina e Pacifico, tra cui Fiji, Afghanistan, Nigeria, Somalia, Cambogia, Thailandia e Brasile.

La sospensione non si applicherà ai visti non immigranti, come quelli turistici o d’affari, che rappresentano la maggioranza delle richieste dirette agli Stati Uniti. Resteranno quindi attivi anche i canali temporanei in vista di grandi eventi internazionali, come i Mondiali di calcio del 2026, co-organizzati dagli USA, e le Olimpiadi di Los Angeles del 2028, che secondo le autorità porteranno a un forte aumento della domanda di visti a breve termine.

Secondo il Dipartimento di Stato, la decisione rientra nell’uso di una “autorità consolidata” che consente di dichiarare inammissibili i potenziali immigrati ritenuti a rischio di diventare un onere per il welfare pubblico. “La procedura per i visti di immigrazione sarà sospesa mentre riesaminiamo i processi per impedire l’ingresso di cittadini stranieri che potrebbero dipendere da sussidi e benefici pubblici”, ha dichiarato il portavoce Tommy Pigott.

La misura si basa su una direttiva emanata nel novembre scorso, che ha rafforzato i criteri di valutazione delle cosiddette “public charges”. Pur essendo già previsto dalla legge federale l’obbligo di dimostrare l’autosufficienza economica, le nuove linee guida ampliano ulteriormente l’analisi richiesta ai consolati. I funzionari devono ora considerare in modo dettagliato età, stato di salute, situazione familiare, risorse finanziarie, istruzione, competenze professionali e qualsiasi precedente utilizzo di assistenza pubblica, indipendentemente dal Paese di origine.

Il controllo include anche la conoscenza della lingua inglese, che può essere verificata attraverso colloqui condotti direttamente in inglese. Restano inoltre in vigore gli accertamenti sanitari, le vaccinazioni obbligatorie e le verifiche su precedenti penali, uso di sostanze e condizioni di salute mentale.

Critiche arrivano dal mondo accademico e dagli analisti delle politiche migratorie. Secondo David Bier, direttore degli studi sull’immigrazione del Cato Institute, la decisione equivale a un blocco di fatto di quasi metà dell’immigrazione legale negli Stati Uniti. “Questa azione respingerà circa 315mila immigrati legali solo nel prossimo anno”, ha affermato, definendo l’attuale agenda la più restrittiva mai vista sull’immigrazione legale.

Dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, l’amministrazione ha revocato oltre 100mila visti e ha introdotto controlli più stringenti, inclusa una verifica estesa dei profili social. Una strategia che, pur dichiaratamente rivolta all’immigrazione irregolare, sta rendendo sempre più difficile anche l’accesso legale agli Stati Uniti.