Dottore di ricerca, sì. Ma sempre Vasco. Sul palco come in un’aula universitaria, il mestiere, in fondo, non cambia: comunicare. E così Vasco Rossi è tornato ancora una volta tra i banchi, almeno simbolicamente, per ricevere dall’Università degli Studi di Salerno il dottorato di ricerca honoris causa in Politica e Comunicazione. Un riconoscimento che non guarda soltanto ai numeri straordinari di una carriera lunga quasi cinquant’anni, ai dischi venduti o agli stadi riempiti. Al centro c’è soprattutto la capacità di Vasco di costruire nel tempo un linguaggio personale e immediatamente riconoscibile e, attraverso quel linguaggio, una relazione con il pubblico diventata essa stessa un fenomeno culturale.
Politica e comunicazione, racconta Vasco durante la sua lectio magistralis, non le ha imparate sui libri. “Non le ho studiate sui libri. All’università ho fatto economia e commercio”, ricorda con la consueta ironia. “Però, le ho vissute, le ho subite e qualche volta, lo ammetto, anche provocate. Ho scritto canzoni. Dopo quasi cinquant’anni scopro che possono diventare perfino una tesi di laurea. Che meraviglia!”. È proprio qui che il personaggio Vasco incontra l’università: nell’idea che una canzone, quando riesce a entrare nella vita delle persone, possa trasformarsi in qualcosa di più di un semplice brano musicale. Può diventare un racconto collettivo, uno specchio generazionale, una traccia attraverso cui leggere un’epoca e i suoi cambiamenti.
Quando ha saputo che il conferimento del dottorato era stato votato all’unanimità, Vasco ammette di essere rimasto sorpreso. “All’unanimità? A me? Io che sono sempre stato considerato divisivo. Ho pensato: possibile che non ci fosse nemmeno uno contrario?”. La battuta rompe il protocollo e strappa gli applausi. È una delle caratteristiche che lo hanno accompagnato per tutta la carriera: la capacità di prendere sul serio ciò che conta senza prendersi troppo sul serio. E anche in questa occasione Vasco non rinuncia alla sua cifra personale, trasformando la cerimonia in un momento di dialogo con chi è venuto ad ascoltarlo. “Questa unanimità, per me, è la prova concreta - sottolinea - che lo studio e la conoscenza aprono le menti e rendono davvero liberi dall’ignoranza e dai pregiudizi”. Una frase che assume un significato particolare proprio in un luogo dedicato alla formazione e alla ricerca. Perché il riconoscimento dell’università sembra raccontare anche questo: la cultura non nasce soltanto nelle aule, nei libri o nei laboratori. Può prendere forma anche altrove, in una canzone, in una frase diventata popolare, in un modo nuovo di parlare alle persone.
Per Vasco Rossi non è la prima volta che il mondo accademico apre le porte alla sua storia artistica. Nel 2005 era arrivata la laurea in Scienze della Comunicazione allo Iulm di Milano. Oggi, a distanza di oltre vent’anni, è l’Ateneo salernitano a riconoscere nel suo percorso artistico, culturale e pubblico un’esperienza di particolare interesse per lo studio dei linguaggi e dei processi della comunicazione contemporanea. Non è soltanto una questione di canzoni. È il personaggio Vasco, con il suo lessico, le sue pose, le sue provocazioni e un immaginario diventato immediatamente riconoscibile. Un universo nel quale, negli anni, hanno trovato spazio la fragilità e la solitudine, il desiderio e l’amore, il disincanto ma anche una ostinata voglia di vivere. Le sue canzoni sono così diventate una sorta d’archivio sentimentale di più generazioni. Alcune hanno accompagnato adolescenze, amori e separazioni; altre sono rimaste legate a momenti collettivi, a concerti, estati e notti condivise. È anche questa capacità di attraversare il tempo, passando da una generazione all’altra, a rendere il fenomeno Vasco interessante non soltanto per la musica, ma anche per chi studia la comunicazione.
Nel rapporto tra un artista e il suo pubblico c’è però anche una responsabilità. Vasco lo racconta partendo proprio dal ruolo della parola. “Quando una canzone entra nella vita degli altri - fa notare il cantautore - non appartiene più soltanto a chi l’ha scritta. Questa è la sua forza e anche il suo rischio. Per questo, cerco la parola giusta, quella che dice una cosa vera senza mettersi in posa. Comunicare non significa soltanto farsi capire, significa assumersi il peso di ciò che si mette nel mondo”. È forse uno dei punti più significativi della sua riflessione. Una canzone non è più soltanto dell’autore nel momento in cui viene ascoltata. Il pubblico la interpreta, la fa propria, la lega alla propria esperienza. E una stessa frase può assumere significati diversi a seconda di chi la ascolta e del momento della vita in cui la incontra. “Se esiste una ‘poetica di Vasco Rossi’, forse è tutta qui: dire le cose come le sento, senza trasformare la fragilità in una vergogna e senza confondere la libertà con il diritto di fregarsene degli altri”.