ROMA - Mentre proseguono le tensioni politiche sulla vendita del 15% di Monte dei Paschi di Siena da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze, la maggioranza fa scudo attorno al ministro Giancarlo Giorgetti.  

L’operazione è finita sotto inchiesta dalla procura di Milano, che vuole chiarire se ci siano state pressioni o comportamenti anomali nelle fasi precedenti e successive alla cessione del pacchetto azionario. 

L’opposizione parla di una possibile nuova “bancopoli” e chiede che Giorgetti riferisca alle Camere. Nel mirino anche l’utilizzo del Golden Power, il potere speciale del governo sulle operazioni rilevanti per la sicurezza nazionale, che secondo +Europa sarebbe stato applicato in maniera “arbitraria” per ostacolare UniCredit. 

Dagli atti dell’inchiesta emergono inoltre riferimenti ai rapporti tra Mef, Mps e Mediobanca, storico istituto finanziario di piazzetta Cuccia. In una telefonata intercettata, Stefano Di Stefano, direttore generale delle Partecipazioni del Mef e consigliere di Mps, avrebbe criticato la posizione assunta da Mediobanca sul dossier Monte dei Paschi.  

Parlando con Alessandro Tonetti, vicedirettore generale di Cassa Depositi e Prestiti, Di Stefano ha affermato: “Mediobanca sta facendo di tutto per contrastare... per salvare il posto al suo amministratore delegato di fronte all’operazione con Monte dei Paschi. Dobbiamo tenerne conto perché è un approccio molto antigovernativo”. 

La conversazione mostrerebbe il giudizio interno del Mef sulle mosse di Mediobanca, evidenziando possibili tensioni istituzionali attorno all’operazione, ed è riportata nel decreto di perquisizione dei magistrati milanesi, che indagano anche sul ruolo di tre figure di primo piano: l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone, il presidente di Luxottica e Delfin Francesco Milleri e l’amministratore delegato di Mps Luigi Lovaglio.  

Sabato sera, il Mef ha cercato di sgonfiare le polemiche, precisando che “dal ministro Giorgetti nessuna ingerenza né interferenza” nelle procedure della vendita. 

A sostegno del ministro sono intervenuti i leader dei partiti di governo. “Ho la massima fiducia nel ministro Giorgetti che si è sempre comportato correttamente, quindi attaccarlo è fuori luogo”, ha dichiarato il vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani, respingendo al mittente le accuse dell’opposizione. 

Sulla stessa linea il leader di Noi moderati, Maurizio Lupi, che ha definito “vergognose strumentalizzazioni” le critiche rivolte al ministro. “La magistratura faccia quello che deve fare, ma pensare come sempre di utilizzare i giudici per far venire meno oggi uno dei ministri che più ci sta rappresentando e che più sta facendo esattamente quello che noi moderati vogliamo fare, mi sembra una cosa vergognosa”. 

L’opposizione però insiste: per il Movimento 5 Stelle, quanto sta emergendo “mostra come il governo Meloni-Giorgetti stia facendo precipitare l’Italia in una nuova Bancopoli”. Il Partito Democratico chiede invece di ritirare “immediatamente” una norma della riforma del Testo Unico della Finanza, accusata di rendere meno stringenti i controlli sulle operazioni di mercato.