CARACAS - La presidente incaricata del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha annunciato che a partire dal 1° maggio sarà applicato un aumento salariale, senza però precisarne l’entità né chiarire se riguarderà il salario minimo — fermo da marzo 2022 — o altre forme di reddito destinate ai dipendenti pubblici.
Nel suo discorso alla nazione, trasmesso dalla televisione statale Vtv, Rodríguez ha parlato di un “incremento responsabile”, sottolineando che eventuali ulteriori miglioramenti dipenderanno dalla disponibilità di risorse economiche nel Paese.
L’annuncio arriva in un contesto di crescente tensione sociale. Negli ultimi mesi, numerosi lavoratori sono scesi in piazza per chiedere aumenti salariali e migliori condizioni economiche. In risposta, Rodríguez ha comunicato la creazione di una commissione per il “dialogo lavorativo”.
Parallelamente, la presidente incaricata ha lanciato un appello a tutti i settori della società, per chiedere la fine delle sanzioni internazionali contro il Venezuela, annunciando anche una mobilitazione nazionale dal 19 aprile al 1° maggio.
Il quadro politico resta delicato. L’annuncio arriva oltre tre mesi dopo l’operazione militare statunitense del 3 gennaio che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores.
Pur criticando l’operazione, Rodríguez ha avviato un dialogo con gli Stati Uniti, aprendo alla cooperazione e ottenendo la revoca delle sanzioni nei suoi confronti, oltre al ripristino delle relazioni diplomatiche e consolari tra i due Paesi.
Il governo ha promosso riforme nel settore petrolifero e minerario per attrarre investimenti stranieri. Rodríguez ha dichiarato che il recupero degli asset bloccati sarà destinato a rilanciare queste industrie, sostenere gli aumenti salariali e finanziare la riqualificazione delle infrastrutture.
La visita di funzionari statunitensi di alto livello, tra cui il segretario all’Energia Chris Wright, conferma il tentativo di riapertura economica.
Rodríguez ha inoltre rivolto un appello ai giovani venezuelani emigrati, invitandoli a tornare per contribuire alla costruzione di uno Stato “digitale, trasparente, moderno ed efficiente”.
Negli ultimi anni circa 8 milioni di venezuelani hanno lasciato il Paese a causa della crisi economica, dell’instabilità e del deterioramento istituzionale. Secondo la presidente incaricata, l’attuale fase rappresenta un’opportunità per il loro ritorno.
Nonostante le aperture del governo, tra gli esiliati venezuelani e i difensori dei diritti umani prevale un forte scetticismo.
Molti considerano le misure annunciate — inclusa la legge di amnistia — come strumenti limitati e poco affidabili, incapaci di garantire una reale sicurezza per il rientro nel Paese. La normativa viene percepita come selettiva e soggetta a interpretazioni arbitrarie da parte di un sistema giudiziario ritenuto ancora vicino al potere.
Secondo diversi attivisti, la permanenza del chavismo al governo rappresenta un ostacolo a una vera transizione democratica. Di conseguenza, molti esiliati temono che il ritorno in Venezuela possa comportare rischi concreti, tra cui possibili persecuzioni o arresti.