BUENOS AIRES – “Il processo di liberazione è iniziato”. Sono le parole di un post su X di Adriana Flores Márquez, portavoce del Comando di Corina Machado in Argentina, a commento dell’attacco Usa di stanotte contro obiettivi militari in territorio venezuelano.

Processo di liberazione, colpo di Stato, invasione, operazione militare speciale… Comunque lo si voglia chiamare, si tratta di un attacco annunciato, dopo il “nullaosta internazionale” rappresentato dal premio Nobel per la Pace assegnato alla leader dell’opposizione Corina Machado, che da tempo invoca l’intervento armato di Donald Trump.

Tutto è iniziato mesi fa, con i pescherecci venezuelani bombardati, perché presunti corrieri della droga. Poi è arrivato il turno delle petroliere dirette a Cuba, sequestrate dalle forze armate statunitensi, per “riprenderci la nostra terra e il nostro petrolio”, testuali parole del presidente.

L’allusione è al greggio venezuelano, nazionalizzato da Hugo Chávez nel 2007, che estese il controllo statale su tutto il settore, in particolare sulla “Fascia petrolifera dell’Orinoco”, obbligando le imprese straniere come ExxonMobil, ConocoPhillips e la stessa italiana Agip a diventare socie di minoranza dell’impresa petrolifera statale Pdvsa.

Il precedente più recente risale al 1989: l’invasione di Panama, per rovesciare il regime di Manuel Noriega, con il pretesto, ancora una volta, di combattere il narcotraffico, ma con la finalità reale di riprendere il controllo sul Canale di Panama.

L’annuncio di Adriana Flores Márquez.

Il presidente del Venezuela Nicolás Maduro e sua moglie, catturati, sono stati portati negli Stati Uniti e il potere è in mano alla vicepresidente Delcy Rodríguez. Le prime voci la davano fuggitiva in Russia, ma da Mosca il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha smentito categoricamente: si sono sentiti al telefono, lui le ha manifestato l’appoggio di Putin, ma Delcy è ancora a Caracas.

Del resto, la prima vittima di ogni guerra è sempre la verità: anche nel 2003, subito dopo il bombardamento Usa su Baghdad, era stata diffusa la voce della fuga (inventata) di Tariq Aziz, il vicepresidente di Saddam Hussein.

Cosa succederà ora? Se il cambio di regime sarà portato a termine, chi guiderà, anche provvisoriamente, il Paese? Edmondo González Urrutia, che si era autoproclamato il vero vincitore delle elezioni?

Resta il dubbio che questo faccia parte dei piani statunitensi, dato il profilo fortemente istituzionale e politicamente indipendente ìdi González Urrutia, ambasciatore in Argentina durante il primo governo Chávez e successivamente mediatore dell’ingresso del Venezuela nel Mercosur. Una figura non divisiva e tutto sommato legata al “processo bolivariano”, o almeno alle sue fasi iniziali, potrebbe non risultare gradita a Trump.

Una seconda opzione è richiamare dall’estero Corina Machado a capo di un governo provvisorio, opzione appena esclusa da Trump, secondo cui Machado non ha abbastanza appoggio per governare. La transizione, dice il tycoon, sarà guidata direttamente da Washington.   

Malgrado la tensione, la situazione a Caracas è relativamente tranquilla. “Un gruppo di sostenitori di Maduro si è concentrato alcune ore fa in Avenida Urdaneta, vicino alla sede del governo, il Palacio Miraflores – spiega a Il Globo, da Caracas, la giornalista Ingrid Bravo –. Ma non ci sono stati morti in scontri tra diverse fazioni. C’è gente nei supermercati e nelle farmacie, un panorama di assoluta calma”.

Nella comunità italiana c’è un’atmosfera di attesa. Preoccupazione, ma niente panico. A Maracay, a 120 kilometri da Caracas, la situazione è di “calma tesa”, come racconta Mariano Palazzo, direttore della locale Dante Alighieri. “C’è molta incertezza, siamo tutti attenti agli sviluppi. Ma tutto sta accadendo a Caracas, per ora”.

Dall’Argentina, il presidente Javier Milei ha già espresso, attraverso il suo account X, il suo appoggio all’azione degli Stati Uniti e chiede che González Urrutia assuma al più presto come presidente. Chiede inoltre l’immediata liberazione di Nahuel Gallo, il gendarme argentino accusato di spionaggio.

C’è preoccupazione anche per Alberto Trentini, il cooperante italiano da 400 giorni detenuto nel carcere di Rodeo 2, sempre con l’accusa di spionaggio. Poco prima di Natale la madre Armanda Colusso e l’avvocata Alessandra Ballerini hanno di nuovo chiesto al governo italiano di occuparsi di lui, con la stessa energia con cui è stato fatto in passato per casi simili. Il timore è proprio che i bombardamenti statunitensi portino a ritorsioni nei confronti dei prigionieri politici.

Per festeggiare la caduta di Maduro, l’obelisco di Buenos Aires a partire dalle 17 sarà illuminato con i colori della bandiera venezuelana. Qui, per la stessa ora, il Comando argentino di Corina Machado ha convocato un concentramento di esuli, a sostegno del “processo di cambiamento”.

 Nel frattempo, una manifestazione di segno opposto, con cartelli di partiti e formazioni di sinistra, si è concentrata davanti all’ambasciata statunitense a Buenos Aires per protestare contro l’intervento armato nei confini nazionali di un Paese sovrano.