CARACAS – La calma artificiale di Caracas si è rotta la notte di lunedì, intorno alle 20 ora locale, quando nella zona di Palacio de Miraflores, sede del governo, si sono vissuti momenti di forte tensione: raffiche di spari, detonazioni e il sorvolo di droni non identificati.
Secondo quanto confermato da fonti dell’Alianza Informativa Latinoamericana e da numerosi video diffusi sui social network, almeno due raffiche di colpi sarebbero state esplose contro velivoli senza pilota che sorvolavano senza autorizzazione la sede dell’Esecutivo. Le immagini mostrano droni a bassa quota e il rumore netto degli spari nel cuore della città.
Il ministero del Potere Popolare per la Comunicazione e l’Informazione ha parlato di “tiri dissuasivi”, effettuati dalle forze di sicurezza nell’ambito di un protocollo di difesa attivato per neutralizzare i velivoli. Le comunicazioni ufficiali del governo assicurano che “la situazione è sotto controllo” e invitano la popolazione alla calma, pur confermando l’uso di sistemi di disturbo delle comunicazioni e il dispiegamento della Guardia d’onore presidenziale.
L’episodio avviene in un contesto di massima fragilità istituzionale, poche ore dopo la cattura dell’ex presidente Nicolás Maduro e l’insediamento di Delcy Rodríguez come presidente ad interim. In questo scenario, la presenza di droni non identificati sopra Miraflores ha fatto scattare l’allarme per possibili azioni di spionaggio o attacchi selettivi.
Parallelamente, l’attenzione degli analisti militari e dell’intelligence internazionale si concentra su un elemento chiave: il programma venezuelano di droni Ansu (Aeronave no tripulada, ossia senza equipaggio), sviluppato con il supporto tecnico dell’Iran. Nato come progetto sperimentale sotto il governo di Hugo Chávez, il programma si è trasformato in una capacità militare in grado di mettere in discussione, almeno sul piano asimmetrico, la superiorità aerea convenzionale nella regione.
Il centro operativo del programma è la base aerea El Libertador di Maracay, dove opera l’azienda statale Eansa (Empresa aeronáutica nacional), non a caso sottoposta a sanzioni dagli Stati Uniti. Qui, ingegneri venezuelani, affiancati da tecnici della Guardia Rivoluzionaria iraniana, hanno assemblato e modificato diverse piattaforme di droni oggi impiegate per sorveglianza, ricognizione e, potenzialmente, attacco.
Il primo livello del programma è rappresentato dall’Ansu-100, derivato dal modello iraniano Mohajer-2, utilizzato principalmente per il controllo delle frontiere e il riconoscimento tattico.
Secondo alcune fonti, in dotazione alle forze militari venezuelane ci sarebbe anche l’Ansu-600, versione locale dell’iraniano Mohajer-6, dotato di un’autonomia di circa 12 ore e della capacità di trasportare missili guidati di precisione, concepito per colpire obiettivi terrestri e navali senza impiegare piloti. E ancora, lo Zamora V-1, adattamento venezuelano del drone suicida iraniano Shahed-131 e progettato per essere lanciato in sciami, saturare le difese antiaeree e schiantarsi direttamente sull’obiettivo.