CARACAS – Amnistia per i prigionieri politici in Venezuela, come richiede l’opposizione, ma includendo anche l’ex presidente Nicolás Maduro, sotto processo a New York per reati legati alla droga.

È la proposta de procuratore generale del Venezuela, Tarek Saab, secondo il quale la legge di amnistia attualmente al vaglio dell’Assemblea Nazionale potrebbe portare a un Paese “pacificato al 100%”. Sarebbe, secondo Saab, un gesto “umanitario, storico e senza precedenti”.

La proposta di amnistia generale — introdotta dalla vice presidente ad interim Delcy Rodríguez dopo l’uscita di scena di Maduro e l’avvio delle riforme richieste dall’amministrazione statunitense — mira a favorire la riconciliazione nazionale, superare gli anni di conflitto politico interno e includere sia oppositori sia ex membri del governo.

Il progetto di legge, che potrebbe essere approvato nei prossimi giorni, è stato già votato in prima lettura dal Parlamento e potrebbe portare alla liberazione di centinaia di prigionieri — inclusi attivisti, giornalisti e oppositori — e alla revoca di vari provvedimenti punitivi come il divieto di ricoprire cariche pubbliche o l’iscrizione alle liste di Interpol.

Tuttavia, il testo finale non includerebbe amnistia per reati gravi come crimini contro l’umanità, traffico di droga o omicidio, e rimane oggetto di scrutinio da parte di gruppi per i diritti umani, che già hanno dovuto digerire l’avallo fornito dagli Usa alla presidenza di Delcy Rodríguez e ora temono che l’amnistia possa essere usata dall’attuale apparato di potere per coprire gravi violazioni. 

Nelle ultime settimane il governo ha già iniziato a rilasciare centinaia di detenuti considerati prigionieri politici — secondo la Ong Foro Penal oltre 400 sono stati liberati, anche se molti altri restano dietro le sbarre — e intende trasformare il centro di detenzione El Helicoide in uno spazio sportivo e sociale.

Saab ha ribadito che queste persone, secondo la definizione del governo, non sono prigionieri politici detenuti arbitrariamente, persone condannate per crimini documentati. E ha sottolineato che la legge coprirebbe reati commessi dal 1999 fino alla sua approvazione, pur escludendo condanne per crimini gravi.

Il procuratore ha definito l’amnistia come un percorso verso la pacificazione reale, auspicando che la discussione si sviluppi attraverso il dialogo e il rispetto delle istituzioni, e che permetta al Venezuela di superare anni di profonde divisioni politiche e sociali.

Intanto da Caracas, sarebbe partito il primo carico di petrolio greggio verso Israele dopo sei anni, segnando il ritorno del crudo venezuelano su quel mercato dal 2020, quando Tel Aviv ricevette circa 470 mila barili.

La notizia è stata riportata da Bloomberg, che sottolinea come finora non siano giunte conferme ufficiali né dalle autorità venezuelane né da quelle israeliane. Il carico sarebbe destinato al gruppo Bazan (Oil Refineries Ltd.), il principale raffinatore israeliano con sede a Haifa.

L’operazione rappresenta un’ulteriore conferma dei profondi cambiamenti in corso in Venezuela dopo la cattura di Nicolás Maduro da parte delle forze statunitensi il 3 gennaio 2026 e il successivo insediamento della presidente ad interim Delcy Rodríguez, in un nuovo assetto segnato dalla supervisione diretta delle vendite di greggio, fino a ora proibite dalle sanzioni, da parte dell'amministrazione Trump.

Il nuovo corso ha favorito una progressiva diversificazione dei mercati di sbocco, storicamente concentrati dal chavismo sulla Cina e ai pochi altri Paesi che non avevano aderito alle sanzioni statunitensi. L’apertura dei mercati è stata accompagnata da un graduale aumento della produzione e delle esportazioni nelle prime settimane del 2026, in ogni caso ancora abbondantemente al di sotto del potenziale.

L’invio di greggio in Israele avviene nonostante l’assenza di relazioni diplomatiche tra Caracas e Tel Aviv, interrotte nel 2009.