WASHINGTON - Alti funzionari della sicurezza nazionale americana hanno riferito a Donald Trump, nel corso di un incontro nella Situation Room, che l’esercito è pronto per potenziali attacchi contro l’Iran già da sabato, anche se è probabile che i tempi per qualsiasi azione vadano oltre questo fine settimana.
Lo hanno riferito a Cbs News fonti informate, sottolineando però che il presidente americano non ha ancora preso una decisione. L’esercito, nel frattempo, si è messo “in posizione” per un possibile attacco.
Alla vigilia del primo Board of Peace per Gaza a Washington, quindi, i venti di guerra tra Usa e Iran sembrano intensificarsi, e nonostante i negoziati sul nucleare rimangano aperti, le due parti si preparano allo scontro.
Secondo Axios, l’amministrazione Trump è “più vicina a una guerra in Medio Oriente di quanto la maggior parte degli americani pensi”.
“Il capo si sta spazientendo. Alcune persone intorno a lui lo mettono in guardia dall’andare in guerra con l’Iran, ma penso che ci sia il 90% di probabilità che vedremo un’azione militare nelle prossime settimane”, ha affermato un consigliere di Trump.
Il dispositivo americano nella regione comprende ora due portaerei, una dozzina di navi da guerra, centinaia di caccia e diversi sistemi di difesa aerea, anche se parte di questa potenza di fuoco è ancora in arrivo. Anche la USS Gerald Ford potrebbe varcare in queste ore lo stretto di Gibilterra.
Nelle ultime 24 ore, inoltre, altri 50 caccia F-35, F-22 e F-16 sono stati inviati nella zona, con un ponte aereo che prosegue senza sosta da due giorni, e attualmente l’esercito Usa ha dispiegato in Medio Oriente la più grande concentrazione di forze militari dall’invasione dell’Iraq nel 2003.
Nel frattempo, anche Teheran sta dispiegando le proprie forze preparandosi al potenziale pericolo, e i pasdaran hanno ripristinato la “difesa a mosaico”, che conferisce ai comandanti locali autonomia nell’emanare ordini alle proprie unità, per prevenire l’interruzione della catena di comando in caso di attacco o isolamento.
Il comune della capitale iraniana ha individuato stazioni della metro, parcheggi e altri luoghi che potrebbero fungere da rifugi antiaerei, mentre il governo sta conducendo lavori nei siti nucleari per proteggerli meglio, secondo immagini satellitari pubblicate dall’Institute for Science and International Security.
Teheran ha anche annunciato un’esercitazione navale congiunta con Mosca nello stretto di Hormuz, via d’acqua strategica tra il Golfo Persico e l’Oceano Indiano dove transita circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio.
Le manovre sono previste non lontano dalla portaerei statunitense USS Abraham Lincoln, che naviga al largo delle coste dell’Oman, che la guida suprema Ali Khamenei aveva minacciato: “Più pericolosa della nave da guerra americana è l’arma che può mandarla in fondo al mare”.
Secondo Axios, un’operazione americana in Iran sarebbe una campagna militare, della durata di settimane, una guerra vera e propria probabilmente condotta in modo congiunto con Israele.
Sul fronte diplomatico, il secondo round di colloqui a Ginevra ha registrato “progressi”. Teheran ha annunciato che “sta elaborando un quadro coerente per portare avanti i futuri colloqui con gli Stati Uniti”, probabilmente nel giro di due settimane, mentre Mosca si è detta “disposta a prelevare l’uranio arricchito iraniano” per permettere un accordo.
Nel frattempo, a seguito dell’accordo politico al Consiglio Affari esteri del 29 gennaio, il Consiglio Ue ha deciso formalmente di aggiungere il Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche (Irgc) all’elenco dei gruppi terroristici.