PARIGI - Si è concluso con una significativa “fumata bianca” - seppur parziale - il vertice della Coalizione dei Volenterosi a Parigi. L’incontro ha permesso al presidente ucraino Volodymyr Zelensky di consolidare un asse strategico con gli Stati Uniti, ottenendo garanzie di sicurezza che Kiev considera vitali per sottoscrivere qualsiasi futuro accordo con la Russia.
Il percorso diplomatico, accelerato dall’incontro di fine 2025 a Mar-a-Lago tra Zelensky e Donald Trump, ha portato alla revisione del piano di pace originario. La bozza statunitense, inizialmente composta da 28 punti, è stata ridotta a 20 punti dopo il confronto con Kiev.
I punti chiave dell’intesa includono garanzie basate sul “Modello Articolo 5” che, pur senza prevedere l’ingresso formale dell’Ucraina nella Nato, assicurerebbero a Kiev protezioni legali e militari dagli Stati Uniti e dai partner europei simili a quelle riservate ai membri dell’Alleanza.
Per quanto riguarda l’esercito permanente, il tetto massimo delle forze armate ucraine è stato fissato a 800.000 effettivi, segnando un incremento rispetto ai 600.000 inizialmente ipotizzati da Washington. Infine, l’accordo prevede l’istituzione di specifici meccanismi di monitoraggio sotto la guida statunitense, che utilizzeranno un sistema di verifica del cessate il fuoco basato su tecnologie satellitari e droni per prevenire nuove aggressioni.
La presenza a Parigi degli inviati speciali di Trump, Jared Kushner e Steve Witkoff, ha dato peso politico all’impegno statunitense. Kushner ha sottolineato che “le questioni più difficili sulle garanzie sono state risolte”, assicurando che l’Ucraina non sarà lasciata sola dopo la tregua.
“Il presidente Trump crede con fervore che questo massacro debba finire. Non rinnegherà i propri impegni: saremo presenti per garantire che la situazione attuale non si riproduca mai più”, ha dichiarato Witkoff.
Zelensky ha accolto con favore questo supporto, pur ribadendo l’urgenza di “creare garanzie fondate sulla legalità internazionale”, consapevole che il tempo a disposizione per stabilizzare il fronte è limitato.
Nonostante i passi avanti sulle procedure di sicurezza, il destino dei territori occupati rimane la “questione più spinosa”. Il piano prevede il riconoscimento de facto della Crimea e di parte del Donbass come russi, una condizione che Putin ritiene imprescindibile ma che Zelensky non può accettare senza il consenso popolare.
Per superare l’impasse, si discute della creazione di una zona economica speciale o di aree smilitarizzate sotto monitoraggio internazionale. Zelensky ha ribadito che ogni sacrificio territoriale dovrà essere sottoposto a un referendum nazionale: “Noi possiamo fare proposte, ma la decisione finale deve avere la legittimità del popolo ucraino”, ha spiegato il leader di Kiev.