BRUXELLES - Il vertice dei leader Ue che si aprirà dopodomani a Bruxelles si preannuncia come una maratona diplomatica. Nonostante il presidente Antonio Costa punti a esaurire i lavori nella giornata di giovedì, l’agenda è talmente satura da rendere probabile un prolungamento fino a venerdì. Oltre ai vertici istituzionali, i leader incontreranno il Segretario Generale dell’Onu António Guterres per discutere le gravi crisi regionali. 

Il tema centrale, destinato a dominare il summit, è l’impennata dei prezzi energetici. Sebbene la Commissione ritenga la situazione meno grave rispetto a quella post-invasione dell’Ucraina, l’ombra di un barile di petrolio a 200 dollari (scenario possibile se lo Stretto di Hormuz rimarrà bloccato) agita le cancellerie. 

Le divisioni interne, tuttavia, restano profonde, a partire dalla questione del mercato elettrico: qui una larga maggioranza guidata dalla Germania si oppone a modificare la struttura che lega il prezzo dell’elettricità a quello del gas.  

Divergenze notevoli riguardano anche il sistema delle quote di emissione Ets, sul quale l’Italia, insieme a Polonia, Romania e altri sei Paesi, forma una minoranza di blocco che chiede di rivedere lo strumento, accusato di pesare eccessivamente sulle bollette delle nazioni più dipendenti dalle fonti fossili. 

Resta in sospeso il prestito da 90 miliardi di euro per il biennio 2026-27, attualmente paralizzato dai veti di Slovacchia e Ungheria. Il presidente ucraino ha inviato una lettera ufficiale impegnandosi a riparare l’oleodotto Druzhba (fondamentale per le forniture di Budapest e Bratislava) utilizzando fondi Ue.  

Nonostante l’apertura, Orban (in piena difficoltà elettorale contro il partito Tisza) continua a vincolare il via libera ai fondi per Kiev al ripristino del flusso di petrolio russo. È probabile che la soluzione slitti a dopo le elezioni ungheresi del 12 aprile. 

Sulla guerra tra Israele, Stati Uniti e Iran, il Consiglio cercherà un coordinamento concreto per favorire la de-escalation. Il Segretario Guterres illustrerà ai leader una possibile mediazione delle Nazioni Unite per tentare di riportare le parti al tavolo negoziale. Secondo quanto sottolineato dalle fonti Ue, “i Paesi europei non hanno iniziato questa guerra ma devono gestirne le pesanti conseguenze economiche e di sicurezza”. 

Sebbene incalzata dalle urgenze, resta sul tavolo l’agenda sulla competitività decisa ad Alden-Biesen. La cifra della Commissione guidata da von der Leyen sembra essere l’approccio pragmatico volto a ridurre i carichi burocratici per le imprese attraverso gli “Omnibus” di semplificazione. In questo contesto verrà presentata una proposta per il cosiddetto 28° regime, volto a facilitare le attività transfrontaliere delle imprese senza però toccare la legislazione in materia di lavoro. L’obiettivo a lungo termine rimane quello di definire entro giugno la “scatola negoziale” con i numeri relativi al prossimo bilancio pluriennale 2028-34.