ROMA – Il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge sull’immigrazione, annunciato la scorsa settimana, dopo il via libera al pacchetto sicurezza. Il testo, composto da 17 articoli, introduce nuove misure e disposizioni per l’attuazione del Patto Ue su migrazione e asilo. 

Tra i punti centrali c’è “l’introduzione dell’interdizione temporanea dell’attraversamento del limite delle acque territoriali”, in caso di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale, inclusi il rischio terrorismo o una pressione migratoria eccezionale. La misura potrà durare 30 giorni, prorogabili fino a un massimo di sei mesi. 

“I confini dell’Italia sono i confini dell’Europa. Difenderli è un dovere”, ha scritto su X il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, spiegando che il provvedimento rafforza le espulsioni e rende più incisiva la gestione dei flussi.  

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in un videomessaggio diffuso da Liegi dove partecipa al Consiglio Ue informale, ha parlato di un impegno mantenuto, sottolineando la possibilità di impedire l’ingresso nelle acque territoriali e di condurre i migranti “anche in Paesi terzi” con cui l’Italia abbia stipulato accordi per assistenza, accoglienza o trattenimento. 

In caso di violazione del blocco sono previste sanzioni da 10.000 a 50.000 euro e, in caso di reiterazione, la confisca della nave. La responsabilità solidale si estende all’utilizzatore, all’armatore e al proprietario dell’imbarcazione. 

Il ddl interviene anche sulla protezione speciale, introducendo requisiti più stringenti: almeno cinque anni di soggiorno regolare, conoscenza certificata della lingua italiana, disponibilità di un alloggio conforme ai requisiti igienico-sanitari e risorse economiche analoghe a quelle richieste per i ricongiungimenti familiari.  

Nel 2024 le commissioni territoriali hanno esaminato 90mila richieste di protezione, respingendone il 64%. 

Si amplia inoltre l’elenco dei reati per i quali il giudice può disporre l’espulsione dello straniero condannato, includendo violenza o minaccia a pubblico ufficiale, reati contro la famiglia e partecipazione a rivolte nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). 

Il testo disciplina anche l’accesso ai Cpr, prevedendo che possano entrarvi “i membri del Governo e del Parlamento nazionale e i loro collaboratori stabili incardinati nell’ambito del loro ufficio, limitatamente alla facoltà di colloquio con gli stranieri presenti nei centri che ne fanno richiesta”.  

Il segretario di +Europa Riccardo Magi, a questo riguardo, parla di possibile limitazione dei poteri ispettivi dei parlamentari e annuncia l’opposizione alla norma. 

Critiche anche dalle organizzazioni non governative. Sea-Watch Italy definisce “disumana” la linea del governo e annuncia un rafforzamento delle attività di soccorso in mare, mentre Emergency esprime “preoccupazione” per quello che considera un ulteriore restringimento dello spazio operativo delle ong e della tutela del diritto alla vita nel Mediterraneo centrale.