TORINO - In un “clima di veleno”, le immagini delle manganellate di Pisa non potevano che gettar benzina sul fuoco in un rapporto tra centri sociali più caldi e polizia, che non è mai stato idilliaco.
A Torino, la ‘miccia’ è stata accesa dal tentativo delle forze dell’ordine di trasferire un uomo di origini marocchine in un centro di rimpatrio, con conseguente estradizione. In seguito era quindi stato portato nella sede dell’Asl di via Farinelli, dove una decina di antagonisti aveva fatto irruzione in segno di protesta e in tentativo di liberare l’immigrante fermato. La vettura è stata presa a calci e pugni, mentre qualcuno provava ad aprire le portiere; poi l’uomo è stato riportato negli uffici della Questura. Dopo i fermi effettuati dagli agenti, gli anarchici si sono quindi riuniti in un piccolo corteo che si è mosso verso piazza XVIII Dicembre. Nel tragitto, sono state danneggiate alcune auto in transito. Per ora si contano 15 anarchici denunciati per l’assalto.
L’uomo di origini marocchine, fermato lunedì sera per aver imbrattato le pareti del sottopasso in corso Grosseto con delle scritte ingiuriose, è ora accusato di deturpamento, oltraggio a pubblico ufficiale e violazione delle norme sull’immigrazione.
Scontri a Pisa e Torino diversi per dinamiche, ma entrambi al centro della bufera politica: il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, si trova così a dover trovare il bandolo della matassa di una settimana di eccessi, prima dei manganelli di Pisa, e ora degli antagonisti di Torino.
Sui fatti avvenuti nella città toscana, il ministro, chiamato a riferire in Parlamento, aveva ribadito l’appoggio al personale in divisa e messo in guardia dalla “crescente aggressività” nei suoi confronti. Attacca l’opposizione: “Chieda scusa per gli errori fatti”. L’informativa è stata ‘calda’, con applausi della maggioranza (ben 14 alla Camera) e proteste e brusii dai banchi della minoranza. Esortando a evitare poi “processi sommari alle forze di polizia”, che garantiscono “a tutti, in modo imparziale, l’esercizio del diritto di riunione e di manifestazione del pensiero” e non vanno coinvolte “nelle polemiche politiche”.
Però poi sono arrivati gli scontri in Piemonte dove Piantedosi non poteva che ribadire il concetto: “Sono sdegnato per la gravissima aggressione a un mezzo della Polizia di Stato nel centro di Torino. Questo inaccettabile atto di violenza è sintomatico del clima di veleno e sospetto a cui sono sottoposti in questi giorni le forze dell’ordine e in particolare la Polizia di Stato, a cui va la mia solidarietà e vicinanza”.
“Come ministro dell’Interno - conclude Piantedosi - mi prodigherò in ogni sede per affermare la dignità e l’onore di lavoratori e servitori dello Stato che quotidianamente, anche mettendo a rischio la loro incolumità personale, concorrono ad affermare i valori di libertà e democrazia nel nostro Paese”.
Intanto, avvicendamento (forse dovuto) al vertice del Reparto mobile della polizia a Firenze, che fornisce le squadre anche alla Questura di Pisa per l’ordine pubblico. Anche se fonti del dipartimento della Pubblica sicurezza sottolineano che l’avvicendamento della dirigente del reparto mobile di Firenze Silvia Conti, trasferita ad altra sede, era già programmato e non è legato agli scontri con i manifestanti avvenuti nei giorni scorsi.
Violenze in strada: da Pisa a Torino
Sulla scia delle manganellate in Toscana, un gruppo di facinorosi assalta una volante nel capoluogo piemontese.