MOSCA – È stata definita una visita a sorpresa quella che ha portato il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko in Russia. L’incontro con Vladimir Putin, suo amico e alleato, si è svolto nella residenza presidenziale di Novo-Ogariovo, alle porte di Mosca.
Resta da capire se durante il colloquio sia stata discussa anche la possibilità di un’escalation del conflitto in Ucraina, o persino oltre i suoi confini, ipotesi che sembra aver alimentato anche l’insolita visita a Mosca, nei giorni scorsi, del direttore della Cia, John Ratcliffe.
Russia e Bielorussia “continuano a lavorare attivamente sulla scena internazionale e in tutti i forum internazionali, oltre che a rafforzare lo Stato dell’Unione”, ha dichiarato Putin all’inizio dell’incontro.
“Di questo parleremo”, ha aggiunto il presidente russo, sottolineando che “la cooperazione bilaterale si sta sviluppando con successo, malgrado i tentativi esterni di influenzarla negativamente”.
Il giorno precedente, dopo aver incontrato il premier russo Mikhail Mishustin, Lukashenko aveva dichiarato: “Russia e Bielorussia hanno un problema comune alla frontiera occidentale e meridionale, rispettivamente.
È un problema reale che però risolveremo, per quanto alcuni non lo vogliano”. Una frase che, secondo alcune interpretazioni, potrebbe indicare una rinnovata disponibilità di Minsk a sostenere più direttamente Mosca nel conflitto contro l’Ucraina.
Nel frattempo, secondo quanto riferito da Axios, il direttore della Cia John Ratcliffe avrebbe proposto durante la sua visita a Mosca un incontro trilaterale tra Donald Trump, Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky.
La missione del capo dell’intelligence americana avrebbe avuto anche l’obiettivo di capire se i vertici dei servizi russi potessero contribuire a convincere Putin a riprendere i negoziati con Kiev sotto la mediazione statunitense.
Sempre secondo Axios, funzionari americani avrebbero informato Zelensky sui colloqui avuti da Ratcliffe a Mosca e sulla proposta del vertice trilaterale.
L’amministrazione Trump aveva già avanzato in passato questa ipotesi: il presidente ucraino si era mostrato favorevole, mentre Putin l’aveva respinta.
Prima dell’arrivo di Ratcliffe, l’intelligence americana avrebbe inoltre rilevato che, secondo il Cremlino, gli Stati Uniti sarebbero stati indeboliti dalla guerra in Iran.
Una convinzione che, secondo gli 007 statunitensi, potrebbe spingere Mosca a intensificare le proprie iniziative contro gli interessi e gli alleati americani in Europa.
Sebbene Trump abbia escluso il rischio di un’escalation russa contro i Paesi della Nato, i timori restano, soprattutto perché i sei mesi di guerra con l’Iran avrebbero messo sotto forte pressione le risorse militari americane.
Nonostante le ripetute smentite del Pentagono e della Casa Bianca, la disponibilità di armamenti continua a preoccupare anche gli alleati in Asia, dove crescono gli interrogativi sulla capacità di Washington di mantenere una deterrenza credibile nei confronti della Cina.
I dettagli dei colloqui di Ratcliffe con le controparti russe restano riservat, ma secondo fonti citate dal Washington Post, il direttore della Cia avrebbe voluto chiarire che gli Stati Uniti non sono a corto di risorse e che, in caso di una significativa escalation russa in Ucraina, Trump non resterebbe a guardare, ma potrebbe avvicinarsi ulteriormente a Zelensky.
A Kiev, infine, il vice capo di gabinetto della presidenza Pavlo Palisa ha riferito, citando informazioni dell’intelligence ucraina, che i vertici militari russi starebbero pianificando possibili operazioni contro Kiev e Chernihiv, nel nord dell’Ucraina e quindi in direzione della Bielorussia.
Palisa ha precisato che si tratta al momento di scenari possibili e non di un’offensiva imminente, anche se in vista vi sarebbe una nuova mobilitazione russa dopo le elezioni legislative, probabilmente all’inizio di ottobre, con il reclutamento di 300-500mila uomini.