PARIGI – “Una giornata storica” ha esultato Emmanuel Macron: la coalizione dei Volenterosi, 35 paesi rappresentati a Parigi, ha varato le controverse “garanzie di sicurezza” per l’Ucraina quando e se sarà raggiunto il cessate il fuoco.Stavolta con una lunga riunione alla quale hanno partecipato gli inviati di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner.

Gli Stati Uniti “monitoreranno” la tregua con un’operazione alla quale gli europei “parteciperanno” con i militari dei paesi che hanno dato la loro disponibilità. Per ora hanno già firmato Francia e Gran Bretagna, mentre la Germania si è detta disponibile a inviare le sue forze in un paese Nato confinante con l’Ucraina.

Giorgia Meloni ha confermato invece “il sostegno dell’Italia alla sicurezza dell’Ucraina, in coerenza con quanto sempre fatto” ribadendo “l’esclusione di truppe italiane sul terreno”.

Zelensky è apparso molto soddisfatto per i risultati raggiunti sulle garanzie di sicurezza occidentali, che diventano “vincolanti” per gli alleati: “È importante - ha osservato nella conferenza stampa finale all’Eliseo, al fianco di Macron, Keir Starmer e Friedrich Merz - che la coalizione disponga oggi di documenti sostanziali, e non soltanto di parole”. Dopo tanti mesi ci sono “contenuti concreti” ed una determinazione “per una sicurezza reale”.

Macron ha parlato di “un’architettura di sicurezza robusta” ed è toccato ancora a lui, subito dopo la conclusione dei lavori, annunciare che le garanzie di sicurezza vedono ormai una “convergenza inedita”. Non solo tra gli europei ma anche e soprattutto con gli Usa che si sono detti pronti a sostenere la forza multinazionale nel dopo guerra e a intervenire in caso di un nuovo attacco russo.

“Trump non rinnega mai i suoi impegni” ed “è impegnato per l’Ucraina”, ha sottolineato l’inviato americano Witkoff. Al suo fianco Jared Kushner che ha parlato di “una tappa fondamentale, molto importante”. Ma non significa ancora la pace, ha rimarcato lanciando a palla nel campo di Kiev: “Deve sapere che se accetterà l’accordo sul piano di pace, sarà al sicuro”.

Sul fronte operativo, Macron ha spiegato che la forza multinazionale sarà dispiegata dal giorno seguente l’entrata in vigore della tregua, “nei cieli, nei mari e a terra”, ma sempre “lontana dalla linea di contatto”. “Sono in corso i preparativi”, ha precisato il presidente francese.

I 35 e la controparte americana hanno trovato l’accordo con Kiev per l’entrata in vigore di “meccanismi di sorveglianza della tregua” in Ucraina che “saranno posti sotto la leadership americana”, ma “con contributi di diversi stati che hanno annunciato la loro disponibilità” con “una cellula di coordinamento che consentirà di integrare pienamente tutti gli eserciti competenti e che consentirà il coordinamento fra la Coalizione dei Volenterosi, gli Stati Uniti d’America e l’Ucraina”. 

Due pagine e quattro punti in cui è sintetizzata la strategia. Si parte da una prima linea di difesa garantita da un esercito ucraino forte di 800mila uomini. Linea del fronte monitorata dagli Usa attraverso satelliti, droni e sensori. Forza multinazionale di rassicurazione dislocata in Ucraina, di terra mare e aria, anche a garanzia della rigenerazione delle forze ucraine, esauste dal conflitto.

Benché qui a guidare saranno gli europei, gli Usa daranno una mano con intelligence e logistica in cui sono più avanzati. Washington, inoltre, si impegnerebbe a dar manforte agli alleati nel caso in cui l’Ucraina dovesse essere attaccata di nuovo: una sorta di articolo 5 dell’Alleanza Atlantica. Chi s’impegna con i propri militari, in caso di guerra rinnovata dovrà entrare in gioco ‘boots on the ground’: Londra e Parigi hanno già annunciato “hub militari” nel paese subito dopo la tregua.

“Dobbiamo essere chiari: non si tratta di mettere a disposizione un battaglione da stazionare a Leopoli o Kiev ma vuol dire firmare garanzie legali e, se l’accordo sarà violato, bisognerà portare il proprio Paese in guerra”, precisa una fonte europea spiegando il senso del vertice. Ecco perché tra gli impegni si parla di “uso di capacità militari” ma anche “intelligence e supporto logistico, iniziative diplomatiche nonché adozione di ulteriori sanzioni”. 

Un menù ampio per permettere ai vari Paesi di scegliere il proprio grado di rischio, anche alla luce delle Costituzioni e delle realtà politiche interne.

Questo insieme di garanzie, rese operative dai militari dei paesi disponibili dei Volenterosi con il sostegno americano, sono “la chiave affinché mai un accordo di pace possa significare - ha aggiunto Macron - una resa ucraina e mai un accordo di pace possa significare una nuova minaccia” per Kiev da parte della Russia.

Stavolta, come preannunciato alla vigilia dai consiglieri dell’Eliseo, non c’è stata alcuna telefonata a Donald Trump dopo la riunione dei Volenterosi, perché il presidente americano aveva assicurato attraverso i suoi emissari di fiducia, Witkoff e Kushner, la sua presenza alla decisiva riunione. 

Il lavoro non è finito e proseguirà in queste ore: il team americano resterà a Parigi per incontri tecnici e operativi con le controparti dei Volenterosi.