WASHINGTON - Gli Stati Uniti hanno ufficialmente lasciato l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), completando un processo avviato un anno fa e fortemente voluto dal presidente Donald Trump.

La decisione, formalizzata con un ordine esecutivo nel primo giorno del suo nuovo mandato nel 2025, segna una svolta di rilievo nei rapporti tra Washington e l’agenzia sanitaria delle Nazioni Unite.

In una nota diffusa giovedì (ora locale) dai Dipartimenti statunitensi della Sanità e degli Affari Esteri, il governo ha confermato che la collaborazione con l’OMS proseguirà solo in forma molto limitata durante la fase tecnica del ritiro. Un alto funzionario sanitario ha chiarito che gli Stati Uniti non intendono partecipare come osservatori né rientrare in futuro nell’organizzazione.

Secondo l’amministrazione Trump, l’uscita riflette le presunte carenze dell’OMS nella gestione della pandemia di COVID-19. Washington ha inoltre annunciato l’intenzione di lavorare direttamente con altri Paesi su sorveglianza epidemiologica e priorità di sanità pubblica, aggirando le strutture multilaterali.

La decisione è accompagnata da una controversia giuridica e finanziaria. In base alla legge statunitense, il ritiro dovrebbe avvenire con un preavviso di un anno e il saldo delle quote arretrate, stimate in circa 260 milioni di dollari. Tuttavia, il Dipartimento di Stato contesta che il pagamento sia una condizione vincolante per l’uscita. “I contribuenti americani hanno già pagato abbastanza”, ha dichiarato un portavoce.

Il Dipartimento della Sanità ha inoltre confermato la cessazione dei contributi finanziari all’OMS, sostenendo che l’agenzia avrebbe generato costi enormi per gli Stati Uniti. Simbolicamente, giovedì la bandiera americana è stata rimossa dalla sede dell’OMS a Ginevra.

Il ritiro statunitense ha avuto un impatto immediato sull’OMS, che si trova ora ad affrontare una crisi finanziaria. Gli Stati Uniti erano il principale finanziatore dell’agenzia, con circa il 18 per cento del bilancio complessivo. Di conseguenza, l’OMS ha dimezzato il team dirigenziale, ridotto le attività e annunciato un taglio di circa un quarto del personale entro metà anno.

Esperti di salute globale avvertono che la decisione potrebbe indebolire i sistemi internazionali di prevenzione e risposta alle emergenze sanitarie. “L’uscita degli Stati Uniti rischia di compromettere le collaborazioni su cui il mondo fa affidamento per individuare e contrastare nuove minacce alla salute”, ha dichiarato Kelly Henning di Bloomberg Philanthropies.

Resta incerto come evolveranno i rapporti operativi tra Washington e l’OMS e quali conseguenze avrà, nel medio periodo, sull’equilibrio della governance sanitaria globale.