WASHINGTON - Gli Stati Uniti avviano un nuovo tentativo diplomatico con l’Iran, inviando una delegazione guidata dal vicepresidente JD Vance in Pakistan per aprire un ciclo di negoziati.

Il primo incontro è previsto per sabato a Islamabad, con la mediazione del governo pakistano.

La delegazione iraniana dovrebbe essere guidata dal presidente del Parlamento Mohammad Baqer Qalibaf, ex comandante delle Guardie rivoluzionarie, insieme al ministro degli Esteri Abbas Araqchi. La composizione riflette il peso politico del negoziato in una fase segnata da perdite rilevanti tra i vertici iraniani durante il conflitto.

L’avvio dei colloqui si presenta in un contesto instabile. La tregua annunciata tra Stati Uniti e Iran ha ridotto temporaneamente la pressione diretta tra i due Paesi, ma le ostilità proseguono su altri fronti. In particolare, Israele ha intensificato le operazioni contro Hezbollah in Libano, con attacchi su larga scala che hanno colpito Beirut e altre aree.

Secondo fonti locali, le operazioni hanno causato centinaia di vittime, con almeno 254 morti in una sola giornata. Alcuni attacchi sarebbero avvenuti senza preavviso, aumentando il rischio per i civili. Teheran ha reagito definendo queste azioni una violazione della tregua e ha minacciato ritorsioni.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha chiarito che il cessate il fuoco non riguarda Hezbollah e che le operazioni continueranno. Ha inoltre indicato che Israele mantiene la possibilità di riprendere il confronto diretto con l’Iran, qualora i negoziati non producano risultati concreti.

Anche da parte iraniana emergono dubbi sulla tenuta dell’accordo. Araqchi ha dichiarato che gli Stati Uniti devono scegliere tra una tregua reale e il proseguimento delle ostilità attraverso azioni indirette. La posizione segnala una diffidenza che potrebbe influenzare il clima dei colloqui.

Sul piano economico, i mercati hanno reagito con una certa volatilità. Il prezzo del petrolio è sceso, pur restando su livelli elevati rispetto all’inizio del conflitto, mentre le borse internazionali hanno registrato un recupero.

Lo Stretto di Hormuz, nodo centrale per il traffico energetico globale, resta in gran parte chiuso. Fonti iraniane indicano una possibile riapertura limitata nei prossimi giorni, subordinata a progressi concreti nei negoziati. Il passaggio delle navi potrebbe avvenire sotto controllo diretto di Teheran.

L’iniziativa diplomatica rappresenta quindi un tentativo di contenere un conflitto ormai esteso su più livelli. Il successo dei colloqui dipenderà dalla capacità delle parti di tradurre la tregua temporanea in un accordo più stabile, in un contesto ancora segnato da forti tensioni.