SAN’A’ - Nella notte, il capo dell’organo di governo dello Yemen, Rashad al-Alimi, ha ordinato l’avvio dell’operazione “Alba dello Yemen”, un’ampia offensiva militare volta a riconquistare il territorio ancora controllato dagli Houthi e a ripristinare l’autorità dello Stato.
Il ministro dell’Informazione yemenita, Moammar al-Eryani, ha descritto l’iniziativa come “una nuova fase nella battaglia per il ripristino dello Stato” verso la “liberazione completa del territorio nazionale dalla presenza della milizia terroristica degli Houthi sostenuta dal regime iraniano”.
L’offensiva giunge dopo mesi di forte instabilità. Dalla ripresa delle ostilità a luglio, segnata da anni di relativa calma, il governo riconosciuto a livello internazionale ha faticato a contenere l’avanzata degli insorti sciiti, che a settembre avevano preso il controllo della costa del Mar Rosso. Inoltre, dallo scorso fine settimana, assediano Taiz, la terza città del Paese, oltre ad aver interrotto un’importante strada di collegamento con Aden.
Sul terreno, le forze governative (affiancate dalle Brigate dei Giganti e dallo Scudo della Nazione) hanno annunciato la riconquista del distretto e dell’aeroporto di Dhubab, interrompendo la via verso il porto di Mokha.
Avanzando verso nord lungo la costa occidentale, le truppe fedeli ad al-Alimi affermano di aver circondato i combattenti Houthi nella zona di Bab el-Mandeb e sull’isola strategica di Mayun.
L’operazione mira a garantire la sicurezza di uno dei principali passaggi marittimi per il commercio internazionale tra il Mar Rosso e il Golfo di Aden, la cui rilevanza è cresciuta dopo le severe restrizioni imposte dall’Iran allo Stretto di Hormuz a seguito degli attacchi israelo-statunitensi iniziati lo scorso febbraio.
Al-Eryani ha sottolineato che “il recupero di territori, isole e posizioni strategiche nello Stretto di Bab el-Mandeb contribuisce direttamente a tutelare uno dei passaggi marittimi più cruciali al mondo e a garantire la sicurezza della navigazione e del commercio internazionale, dopo che gli Houthi lo hanno trasformato in uno strumento di estorsione e minacce”.
La versione governativa è tuttavia contestata dagli Houthi, che negano qualsiasi avanzata nemica a Dhubab e Bab el-Mandeb, rendendo le rivendicazioni di entrambe le parti non verificabili in modo indipendente.
In aggiunta ai combattimenti di terra, le forze governative hanno dichiarato di aver condotto 1.122 attacchi contro posizioni Houthi nelle province di Saada, Al-Jawf, Taiz e lungo la costa occidentale, sostenendo di aver “neutralizzato 1.747 membri delle milizie e distrutto o danneggiato 364 veicoli e mezzi militari”, come riferito dal portavoce Majid al-Nazili tramite l’agenzia di stampa ufficiale Saba.
Sul fronte marittimo, l’agenzia britannica Ukmto ha segnalato diverse esplosioni vicino a una petroliera al largo di Mokha, precisando che l’equipaggio è al sicuro e non si registrano danni ambientali.
La coalizione a guida saudita ha confermato la propria adesione all’offensiva governativa. Il portavoce dell’alleanza, il generale Turki al-Maliki, ha reso noto che “cento aerei da combattimento hanno partecipato all’offensiva dell’alba e sono stati distrutti 324 obiettivi di alto valore”, garantendo al contempo protezione aerea sullo Stretto di Bab el-Mandeb.
La campagna militare si è estesa fino alla capitale San’a’, controllata dagli Houthi dal settembre 2014, quando la presa della città costrinse l’esecutivo ad andare in esilio ad Aden e in Arabia Saudita, spingendo Riad a intervenire nel conflitto nel marzo 2015. L’annuncio dell’avvio dell’attacco strategico contro la capitale ha registrato le prime vittime civili.
Il portavoce del ministero della Salute degli Houthi, Anees al-Asbahi, ha riferito la morte di una bambina e il ferimento di sette persone nel bombardamento di un taxi collettivo nel villaggio di Al-Ishash (quartiere di Sawan), oltre alla morte di una donna in un attacco contro una fattoria a sud-est della città.
Sul piano militare, il portavoce degli Houthi, Yahya Saree, ha dichiarato che il gruppo ha respinto due caccia F-15 sauditi nello spazio aereo di Taiz utilizzando missili terra-aria, sostenendo inoltre che l’Arabia Saudita ha sferrato un totale di 106 raid aerei su San’a’ e sui governatorati di Al-Jawf, Taiz, Amran, Hajjah e Sa’da. Attraverso l’agenzia Saba e l’Humanitarian Operations Coordination Center, il movimento ha inoltre avvertito le compagnie aeree che lo spazio aereo saudita “non è sicuro” e “sarà teatro di attività delle nostre forze armate”.
Sul fronte opposto, gli Houthi hanno rivendicato nuovi attacchi contro le infrastrutture energetiche saudite, impiegando missili balistici e droni contro i siti della compagnia Aramco a Riad e nella regione di Khurais.
Fonti del settore energetico di Riad hanno confermato che la stazione di pompaggio di Khurais è stata colpita da gravi danni, provocando un’ennesima interruzione del flusso di greggio lungo l’oleodotto Est-Ovest. L’infrastruttura, già rimasta chiusa dall’11 al 22 settembre, risulta di fondamentale importanza per permettere al principale esportatore mondiale di petrolio di trasferire il greggio verso il Mar Rosso aggirando il blocco iraniano sullo Stretto di Hormuz.
Nel frattempo, lo scenario diplomatico resta rigido: il principale negoziatore iraniano ha affermato che “l’era dello spreco di tempo e delle richieste impositive è finita” e che gli Stati Uniti devono soddisfare le sette condizioni concordate nell’accordo di Islamabad lo scorso giugno.