VARSAVIA – L’Ucraina afferma di non aver colpito obiettivi energetici russi dopo l’annuncio di Donald Trump e ritiene una pausa reciproca “un buon primo passo” per creare le condizioni di un cessate il fuoco più esteso.
Intervenendo al Warsaw Security Forum, il presidente ucraino ha affermato che Kiev è rimasta “terribilmente sorpresa” dagli attacchi contro una centrale elettrica a Kharkiv, un impianto di produzione del gas e una stazione di servizio civile, avvenuti poche ore dopo l’annuncio di Trump.
Zelensky ha successivamente dichiarato a Fox News che l’Ucraina, da parte sua, non avrebbe colpito infrastrutture energetiche russe dopo l’annuncio americano e sarebbe pronta a rispettare una tregua di questo tipo come “un buon primo passo” verso la fine della guerra.
Trump aveva già annunciato in passato un’intesa analoga che non si era poi tradotta in una sospensione effettiva degli attacchi.
Nel corso del conflitto, la Russia ha ripetutamente colpito centrali e reti energetiche ucraine, provocando interruzioni di corrente, riscaldamento e acqua corrente. Le autorità di Kiev hanno descritto questa strategia come un tentativo di “usare l’inverno come arma” per logorare la popolazione civile.
L’Ucraina ha a sua volta condotto attacchi contro raffinerie e altre infrastrutture energetiche russe, anche in profondità nel territorio della Federazione.
Trump ha collegato queste operazioni all’aumento dei prezzi del diesel negli Stati Uniti, ma Zelensky ha respinto questa interpretazione, sostenendo che il rincaro dipenda soprattutto dalle difficoltà nello stretto di Hormuz.
La responsabile della politica estera dell’Unione Europea, Kaja Kallas, ha accolto positivamente l’ipotesi di una pausa negli attacchi energetici ma ha espresso dubbi sulla disponibilità di Mosca a rispettarla.
“Non abbiamo ancora visto che la Russia intenda attenersi a questa intesa”, ha affermato, aggiungendo che una tregua dovrebbe riguardare non soltanto le infrastrutture, ma anche la protezione delle vite umane.
Il nuovo confronto si apre mentre resta controverso anche l’accordo annunciato da Trump per importare gasolio dalla Russia.
Sei senatori statunitensi, tra cui quattro repubblicani, hanno chiesto all’amministrazione di fare marcia indietro, sostenendo che Washington non dovrebbe offrire a Vladimir Putin nuove entrate mentre proseguono le operazioni militari contro l’Ucraina.
Kallas ha inoltre respinto l’ipotesi avanzata da Trump di nuove elezioni presidenziali ucraine nel pieno della guerra.
Zelensky ha ribadito che un voto sarebbe impossibile nelle attuali condizioni, ma si è detto disponibile a lavorare in quella direzione in presenza di un cessate il fuoco completo della durata di almeno 60 giorni.
Il Cremlino ha replicato sostenendo che Vladimir Putin sarebbe disposto a sospendere gli attacchi soltanto nel giorno delle eventuali elezioni e accusando Kiev di voler utilizzare una tregua più lunga quale espediente per riorganizzare le proprie forze.