ABU DHABI - Da un lato la diplomazia che, pur a fatica, nel secondo round di colloqui trilaterali Ucraina-Russia-Stati Uniti ad Abu Dhabi apre qualche spiraglio, fino a far dire ai dirigenti statunitensi che un incontro tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky “non è così lontano”.

Dall’altro, a oltre 5mila chilometri di distanza, Kiev che finisce di nuovo sotto il fuoco di Mosca: in una sola notte le forze armate russe hanno lanciato almeno 375 droni e 21 missili su gran parte del territorio ucraino. Sono le due facce di una guerra che tra un mese compirà quattro anni.

Ma i colloqui del primo trilaterale dall’invasione del 24 febbraio 2022 “sono stati costruttivi”, ha commentato il presidente ucraino Zelensky. “Si è trattato del primo formato di questo tipo da parecchio tempo. Si è discusso molto ed è importante che le conversazioni siano state costruttive”, ha commentato Zelensky su X.

“Le parti hanno concordato di riferire nelle capitali e di coordinare le ulteriori fasi con i leader. I rappresentanti militari hanno individuato un elenco di questioni per un possibile prossimo incontro. A condizione che vi sia la disponibilità a andare avanti - l’Ucraina lo è - si terranno altri incontri, potenzialmente già la prossima settimana”. Una conferma arrivata anche da alti dirigenti statunitensi, che hanno parlato di un possibile nuovo incontro nella capitale emiratina domenica prossima.

Un’apertura favorita anche dalle garanzie di sicurezza “molto forti” che l’alleato a stelle e strisce avrebbe offerto a Kiev per il dopoguerra, secondo fonti di Washington. Ma mentre l’inviato Usa, Steve Witkoff, e il genero di Trump, Jared Kushner, hanno incontrato Putin a Mosca in un colloquio di quattro ore definito “molto produttivo” dalla parte americana, sullo sfondo resta la questione territoriale, il nodo più difficile da sciogliere. “Il ritiro delle forze ucraine dal Donbass rimane una priorità per Mosca”, sottolineano fonti russe vicine ai negoziati, “e sono allo studio diversi parametri di sicurezza”.

Sul terreno, intanto, continuano a esserci vittime civili. I bombardamenti hanno causato almeno un morto e 27 feriti tra Kiev e Kharkiv, secondo le autorità locali. Il sindaco della capitale Vitali Klitschko ha segnalato danni in cinque quartieri e ha parlato di 3.330 edifici senza riscaldamento e di interruzioni d’acqua, nonostante le temperature inferiori ai -10 gradi. Per tutta la mattinata di sabato è mancata anche l’elettricità in 88mila abitazioni, poi ripristinata nel pomeriggio.

Parziale anche il ritorno della fornitura idrica nella zona della riva sinistra del Dnipro, mentre i piani alti dei palazzi restano ancora senz’acqua. Una sorte simile è toccata anche a Cernihiv, nel nord del Paese, dove oltre 400mila persone sono rimaste al buio. Più a est, a Kharkiv, il sindaco Igor Terekhov ha riferito che un attacco con droni Shahed di fabbricazione iraniana ha danneggiato diversi edifici residenziali vicino al confine con la Russia.

La polizia ha pubblicato su Telegram che gli attacchi con i droni hanno ferito 15 persone nella regione di Kharkiv e danneggiato anche due strutture mediche.  Il “cinismo” di Putin, lo ha definito il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha: il rumore delle armi non si ferma nemmeno durante i colloqui.

In parallelo, però, Kiev prova a guardare oltre l’emergenza. Il nuovo ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov, nominato a metà gennaio, ha già indicato come priorità un salto di scala nello sforzo bellico ucraino: aumentare in modo significativo la pressione sulle forze russe, con l’obiettivo di “eliminare 50mila soldati al mese”, accelerare la produzione di droni di nuova generazione e rendere più stretta e sistematica la collaborazione tra industria militare e truppe al fronte. Un segnale della volontà di rafforzare la capacità di resistenza del Paese proprio mentre la diplomazia tenta di aprire uno spiraglio verso una possibile tregua.