KIEV - In un’intervista esclusiva rilasciata al Gr1 Rai, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky affronta i nodi cruciali del conflitto, delineando le condizioni per un possibile dialogo con il Cremlino, il ruolo degli alleati e il futuro strategico del Paese. 

Il leader ucraino si dice disposto a un confronto diretto con il leader russo, pur ponendo limiti geografici invalicabili: “Sono pronto a incontrare Putin. Di sicuro non a Mosca né a Kiev. Ma se lui è pronto, ci sono molti posti per farlo: Medio Oriente, Europa, Stati Uniti, ovunque”. 

Tuttavia, l’apertura diplomatica si scontra con l’intransigenza territoriale sul fronte orientale. “Non possiamo discutere semplicemente della cessione del Donbass”, avverte il presidente, spiegando i rischi militari di un eventuale ritiro.

“Se lasciamo il Donbass ai russi – aggiunge – occuperebbero i luoghi da noi meglio difesi senza alcuna perdita. Per costruire nuove linee di fortificazione potrebbe volerci un anno o un anno e mezzo, e nel frattempo potrebbero colpire Kharkiv e altre città che contribuiscono in modo significativo al nostro Pil”.  

Oltre al danno economico e militare, Zelensky teme la tenuta interna: “Si creerebbe una frattura nella società; qualsiasi divisione è l’obiettivo chiave di Putin e rappresenterebbe la rovina della nostra indipendenza”. 

Il leader ucraino guarda al futuro con pragmatismo, chiedendo garanzie che evitino un nuovo attacco tra “due o tre anni”. Per Zelensky, la pace deve essere blindata: “Vogliamo che le garanzie di sicurezza prevedano una presenza europea e degli Stati Uniti”. 

In questo contesto, l’Italia gioca un ruolo di primo piano, attraverso la figura di Giorgia Meloni, definita “una leader forte non solo in Europa ma anche a Bruxelles, una delle voci più esplicite nel sostegno all’Ucraina”.

Zelensky punta allo sblocco di 90 miliardi di assistenza, sottolineando come la voce dell’Italia sia fondamentale anche nei rapporti con Washington per fare pressione sulla Russia. 

Il leader ucraino accoglie positivamente gli sviluppi in Medio Oriente: “Mi congratulo con gli Stati Uniti per il cessate il fuoco in Iran; renderà più facile affrontare la crisi energetica”. Ammette che l’attenzione di Washington è stata assorbita da quel fronte, causando lo slittamento dei negoziati a tre con la Russia, ma assicura: “Ripartiremo”. 

Sul piano dei rapporti personali con Donald Trump, Zelensky si mostra fiducioso: “Chi ha un rapporto migliore di me con lui? Abbiamo buone relazioni perché sono una delle poche persone che gli dicono quello che pensano; non ci sono molte persone che possono dire al presidente degli Stati Uniti che non ha sempre ragione. Abbiamo bisogno del supporto Usa non solo militarmente, ma anche loro hanno bisogno di noi e della nostra esperienza acquisita in questi anni di guerra”. 

Interpellato sulla gestione interna e sulla durata del conflitto, Zelensky chiarisce che le elezioni non sono attualmente un’opzione: “Farle ora è contro la nostra legge. Dobbiamo garantire sicurezza alle persone e ai soldati: come possiamo votare sotto attacco?”. 

Riflettendo sul passato, il presidente non nasconde una vena di autocritica: “Sono stati sicuramente fatti degli errori, bisognerebbe tornare agli anni Novanta o ai primi anni Duemila, tutti sbagliano. Ma Putin avrebbe comunque trovato un pretesto per occupare l’Ucraina”. Infine, un monito sulle sanzioni economiche: “Sappiamo quanto petrolio ha venduto la Russia nonostante le restrizioni. Speriamo che gli Stati Uniti le ripristinino presto per indebolire realmente la macchina bellica russa”.