KIEV – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è pronto a un incontro diretto con Vladimir Putin per affrontare i punti più controversi di un possibile accordo di pace, in particolare la questione dei territori occupati e la gestione della centrale nucleare di Zaporizhzhia.
A rivelarlo è stato il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiga, che ha chiarito come Kiev punti alla firma di un piano di pace in 20 punti, destinato inizialmente a essere sottoscritto da Ucraina e Stati Uniti.
Restano ancora aperti i dossier più sensibili, che secondo la diplomazia ucraina richiedono un confronto al massimo livello politico. Sybiga ha ribadito che la Russia continua a rappresentare il principale ostacolo al processo di pace, mentre sul terreno il conflitto prosegue senza tregua. Zelensky ha denunciato i continui attacchi russi contro il sistema energetico ucraino, finalizzati a lasciare la popolazione senza luce e riscaldamento.
Raid che, secondo il Presidente, minano anche gli sforzi diplomatici dei partner internazionali impegnati a favorire una soluzione negoziata. Da qui, l’appello a rafforzare la pressione su Mosca attraverso nuove sanzioni e il blocco delle operazioni economiche e logistiche russe.
Nel frattempo, i negoziati trilaterali tra Ucraina, Stati Uniti e Russia, avviati negli Emirati Arabi Uniti, dovrebbero riprendere il 1° febbraio. Zelensky ha confermato che la delegazione ucraina è pronta a discutere “tutti i punti necessari”, comprese le misure per porre fine alla guerra e i meccanismi di controllo e monitoraggio di un eventuale accordo. Kiev guarda però con cautela al dialogo, temendo che Mosca possa usarlo in modo strumentale per ritardare ulteriori pressioni internazionali.
Sul piano internazionale, ha suscitato dibattito un articolo del Financial Times secondo cui l’amministrazione Trump avrebbe ipotizzato garanzie di sicurezza per Kiev solo in cambio di concessioni territoriali alla Russia, inclusi territori della regione di Donetsk mai occupati militarmente. Una ricostruzione smentita dalla Casa Bianca, che ha ribadito come il ruolo degli Stati Uniti sia esclusivamente quello di facilitare il dialogo tra le parti.
In parallelo, l’Unione Europea ha compiuto un passo significativo sul fronte energetico, adottando definitivamente il regolamento che prevede lo stop graduale alle importazioni di gas dalla Russia. Il divieto totale scatterà entro la fine del 2026 per il gas liquefatto e dall’autunno 2027 per quello trasportato via gasdotto.
Il provvedimento è stato approvato da 25 Paesi membri, con l’astensione della Bulgaria e il voto contrario di Ungheria e Slovacchia, che hanno annunciato ricorsi alla Corte di giustizia dell’Ue, definendo il piano RePowerEU una misura ideologica e contraria ai loro interessi nazionali.