PARIGI - Il vertice all’Eliseo tra Volodymyr Zelensky ed Emmanuel Macron si è trasformato in un atto d’accusa contro la recente decisione dell’amministrazione Trump di allentare le sanzioni sul petrolio russo. Per il leader ucraino, la mossa di Washington non è solo un errore politico, ma un vero e proprio finanziamento indiretto all’invasione che dura ormai da quattro anni. 

Durante la conferenza stampa, Zelensky è stato perentorio: l’alleggerimento delle restrizioni deciso dagli Stati Uniti potrebbe fruttare al Cremlino circa 10 miliardi di dollari. “La revoca delle sanzioni porterà in ogni caso a un rafforzamento della Russia”, ha denunciato il presidente ucraino, sottolineando come tale disponibilità finanziaria sia in totale contrasto con gli sforzi per raggiungere una pace giusta. 

Il presidente francese ha cercato di mantenere un difficile equilibrio diplomatico. Pur definendo la misura statunitense “limitata”, Macron ha chiarito che la situazione sul terreno in Ucraina “non giustifica in alcun modo” un ammorbidimento della linea contro il Cremlino. 

Il leader dell’Eliseo ha lanciato un monito durissimo a Ungheria e Slovacchia, che stanno attualmente bloccando il prestito europeo da 90 miliardi di euro per Kiev. “Il dovere di ogni nazione è rispettare le promesse fatte a dicembre”, ha dichiarato, assicurando che l’impegno finanziario dell’Unione sarà rispettato nonostante i veti interni. 

Anche il governo britannico ha espresso la propria fermezza, richiamando implicitamente Washington ai propri doveri di coalizione. Un portavoce di Downing Street ha ribadito che, sebbene la gestione delle sanzioni sia una decisione sovrana degli Stati Uniti, la posizione del Regno Unito resta chiara: tutti gli alleati dovrebbero mantenere la pressione sulla Russia e sulle sue risorse di guerra. 

Londra ha alzato il tiro ipotizzando legami ancora più profondi tra i vari scenari di crisi: mantenere le sanzioni è fondamentale anche per contrastare il sostegno russo ad atti ostili nel mondo, sospettando che Mosca possa avere un ruolo “dietro le quinte” nel supportare l’Iran nell’attuale conflitto in Medio Oriente. 

Da Mosca, il portavoce Dmitri Peskov ha liquidato l’incontro di Parigi come l’ennesimo tentativo di ostacolare il processo di pace in Ucraina. Secondo il Cremlino, le capitali europee non sarebbero motivate a cercare una soluzione pacifica, preferendo continuare con una politica di pressione che la Russia definisce “assurda”. Peskov ha ribadito che “l’operazione militare speciale” proseguirà, pur dicendosi formalmente aperto a un dialogo.