KIEV - Il fronte ucraino vive ore di estrema incertezza diplomatica.

Il presidente Volodymyr Zelensky, in un’intervista alla Reuters, ha rivelato che gli Stati Uniti sarebbero pronti a formalizzare garanzie di sicurezza “ad alto livello” solo a condizione di un ritiro delle truppe di Kiev dal Donbass. Una richiesta che Zelensky respinge con forza, avvertendo che un simile passo metterebbe a repentaglio la stabilità dell’intera Europa.  

Secondo il leader ucraino, l’amministrazione Trump starebbe esercitando pressioni crescenti per una chiusura rapida del conflitto, distratta dall’escalation militare con l’Iran.

“La Russia scommette sul fatto che Washington perderà interesse nei negoziati e alla fine si ritirerà”, ha spiegato Zelensky, sottolineando il rischio di un isolamento di Kiev qualora accettasse le condizioni di Mosca sul ritiro dall’est del Paese.  

Mentre la diplomazia vacilla, il fronte giuridico europeo ribadisce la sua fermezza. La Corte di Giustizia dell’Ue ha respinto oggi i ricorsi di cinque grandi imprenditori russi (Pumpyanskiy, Khudaverdyan, Rashnikov, Mazepin e Khan) confermando il congelamento dei loro fondi. 

I giudici di Lussemburgo hanno stabilito che le sanzioni sono proporzionate, dato che colpiscono figure di “significativa importanza” per l’economia russa. Secondo la sentenza, operare in settori che garantiscono ingenti entrate al Cremlino giustifica le misure restrittive, indipendentemente dal legame diretto con il governo, allo scopo di accrescere il costo della destabilizzazione in Ucraina. 

Parallelamente, da Berlino arrivano segnali complessi. Il Cancelliere tedesco Friedrich Merz, durante un question time al Bundestag, ha ammesso le gravi difficoltà finanziarie dell’Ucraina, definendo “straordinariamente difficile” sbloccare gli aiuti europei a causa del veto dell’Ungheria. Merz ha rimarcato come l’impossibilità di agire per l’opposizione di un singolo Stato rappresenti una criticità inedita e preoccupante nella storia dell’Unione Europea.      

In un deciso cambio di rotta rispetto alle sue posizioni passate, il Cancelliere Merz ha dichiarato che l’Ucraina non ha più bisogno dei missili Taurus di fabbricazione tedesca. Sebbene da oppositore ne avesse chiesto più volte l’invio, oggi Merz sostiene che Kiev sia “meglio armata che mai”, grazie alla propria industria domestica.  

L’Ucraina produce ora autonomamente armi a lungo raggio, che Merz definisce molto più efficaci dei pochi Taurus che la Germania avrebbe potuto fornire. Questo sviluppo tecnologico, avvenuto in parte con il supporto tedesco, avrebbe reso superflua la fornitura dei missili da crociera che per anni sono stati al centro del dibattito politico a Berlino.