CANBERRA – Si chiude senza incriminazioni l’indagine avviata dopo le numerose denunce ricevute per le parole con cui Pauline Hanson aveva messo in dubbio, durante un’intervista, l’esistenza di musulmani rispettosi dei valori australiani.
L’Australian Federal Police (AFP) ha comunicato di avere completato l’esame delle dichiarazioni della leader di One Nation, stabilendo che non configurano alcuno dei reati contemplati dalla legislazione federale.
Una portavoce ha precisato che le segnalazioni erano giunte nel febbraio 2026 e riguardavano commenti pubblici formulati da una parlamentare federale. Gli investigatori hanno valutato anche le disposizioni del Combatting Antisemitism, Hate and Extremism (Criminal and Migration Laws) Act 2026, senza ravvisare gli elementi necessari per procedere.
La decisione conclude un fascicolo che, ancora a maggio, risultava aperto.
Ospite di News24, Hanson aveva dichiarato di non avere “tempo per l’Islam radicale” e aveva espresso timori per alcuni contenuti del Corano. Aveva quindi domandato: “Come potete dirmi che esistono musulmani buoni?”.
Le parole avevano provocato accuse di ostilità verso l’intera comunità islamica e una vasta reazione politica. Nei giorni successivi, Hanson aveva corretto in parte la propria posizione, riconoscendo l’esistenza di musulmani che non sostengono la sharia, le mutilazioni genitali femminili o i matrimoni infantili e che rispettano leggi e consuetudini australiane.
La senatrice aveva anche presentato le proprie scuse a coloro che si fossero sentiti offesi, pur ribadendo l’opposizione al radicalismo religioso e all’estremismo.
Il primo ministro Anthony Albanese aveva definito le frasi “vergognose” e dirette a dividere la popolazione. Aveva tuttavia evitato di stabilire se potessero violare le nuove norme, sostenendo che spettava alle autorità competenti applicare la legge.
Il ministro degli Esteri Penny Wong aveva successivamente promosso al Senato una mozione di censura, approvata con l’accusa che Hanson avesse cercato di denigrare gli australiani musulmani attraverso espressioni incendiarie e divisive.
L’archiviazione da parte dell’AFP si compie pochi giorni dopo un’altra decisione, questa sfavorevole alla leader di One Nation. La Corte federale ha respinto il suo ricorso contro la sentenza del 2024 relativa al messaggio rivolto alla senatrice dei Verdi Mehreen Faruqi, invitata con un’espressione volgare a tornare in Pakistan.
La giudice Melissa Perry ha confermato la violazione della Sezione 18C del Racial Discrimination Act. Hanson ha annunciato che valuterà un ulteriore ricorso all’Alta Corte australiana.