KIEV - Il comandante in capo delle forze armate ucraine, Oleksandr Syrsky, artefice di alcune delle più importanti operazioni militari di Kiev dall’inizio dell’invasione russa, è sempre più al centro delle indiscrezioni su una sua possibile sostituzione. Le voci si rincorrono mentre cresce lo scontro con l’ala più giovane e riformista dell’esercito, e arrivano in un momento in cui l’Ucraina ha rallentato sensibilmente l’avanzata delle forze di Mosca, intensificando contestualmente gli attacchi nel territorio nemico e nelle aree occupate.
Sessantenne, nato nel 1965 nella regione russa di Vladimir e formatosi nell’Accademia dell’Armata Rossa a Mosca, Syrsky è stato inviato in Ucraina negli anni Ottanta, scegliendo di integrarsi nelle forze armate locali dopo il crollo dell’Unione Sovietica. I suoi genitori e il fratello vivono tuttora in Russia e, come spiegato in passato da quest’ultimo, i rapporti familiari si sono interrotti da tempo.
Nonostante i successi sul campo, il generale non è mai riuscito a scrollarsi di dosso la reputazione di militare dalla mentalità sovietica al punto da meritarsi il soprannome di “macellaio”, a causa dell’accusa dei critici di prestare scarsa attenzione alle perdite umane. “È molto duro, ma un comandante dell’esercito deve esserlo”, aveva dichiarato all’Afp un alto funzionario ucraino al momento della sua nomina, nel febbraio 2024.
I sostenitori ne difendono invece l’operato, attribuendogli il merito di aver impedito il collasso del fronte a fronte dell’inferiorità numerica e di mezzi rispetto all’avversario. Tra i suoi successi spiccano la difesa di Kiev e la controffensiva nella regione di Kharkiv nel 2022, oltre all’incursione nella regione russa di Kursk dell’agosto 2024, respinta dalle forze di Mosca dopo nove mesi.
La pressione sul vertice militare si è tuttavia accentuata dopo la destituzione del ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, voluta dal presidente Volodymyr Zelensky. Il trentacinquenne Fedorov, proveniente dal settore tecnologico e nominato all’inizio dell’anno per modernizzare le forze armate, sosteneva un massiccio impiego di droni e nuove tecnologie, accompagnato da una profonda riorganizzazione dell’esercito. Il suo allontanamento dal governo ha scatenato proteste di piazza che hanno invocato il suo reintegro e le dimissioni dello stesso Syrsky.
Una volta fuori dall’esecutivo, Fedorov ha accusato il comandante in capo di aver bloccato “tutte le iniziative” del suo team. La replica di Syrsky non si è fatta attendere: “Una guerra si vince con il lavoro concreto, non con lo spettacolo mediatico”.
Considerato un militare di assoluta lealtà nei confronti della presidenza, Syrsky rappresenta per Zelensky un profilo privo di ambizioni politiche. “Il mio lavoro è la guerra. Non ho alcuna ambizione politica. Mi dedico alla guerra 24 ore su 24, sette giorni su sette”, ha rivendicato il generale in un articolo pubblicato lunedì scorso.
Ciononostante, secondo l’analista Anatolii Oktysiuk del centro studi KI, Syrsky “si adatta sempre alla volontà di Zelensky” e ha costruito “un sistema in cui iniziativa e indipendenza vengono soffocate a favore della promozione di una cerchia di generali fedeli”. A differenza del suo popolare predecessore Valerii Zaluzhnyi (poi nominato ambasciatore a Londra), Syrsky “non è un uomo politico”, comunica poco e parla con difficoltà l’ucraino.
In questo scenario, come osserva l’analista Volodymyr Fesenko, il presidente Zelensky potrebbe ora necessitare di “una versione più giovane di Syrsky”: un comandante “più flessibile, più comunicativo e capace di ottenere maggiore consenso nella società”. Tra i nomi accreditati per un’eventuale successione spicca quello del quarantatreenne Mykhailo Drapatyi, attuale comandante delle forze congiunte.