Se in passato il Trentino, Regione dell’alto Nord Italia, era visto più come punto di ritrovo per gli appassionati di sci e luogo di villeggiatura natalizia prediletto dai VIP, specialmente nella località di tendenza di Madonna di Campiglio, ad oggi la storia ha preso una piega diversa. Questo perché il Trentino, oltre allo scenario suggestivo della catena montuosa delle Dolomiti, eletto a Patrimonio materiale dell’umanità dall’Unesco, ha molto di più da offrire.

Dai rinfrescanti torrenti di acqua pura e cristallina che sgorgano direttamente dai ghiacciai, ai terreni ricchi in calcare, particolarmente essenziale per l’ottima coltivazione della vite, oltre, ovviamente, alle vette imponenti che naturalmente proteggono i vigneti dai forti venti freddi del Nord, si va ad aggiungere una situazione metereologica mediamente soleggiata, una corroborante brezza e terreni ricchi di nutrienti molto graditi alla vite, tutti fattori che creano una sorta di “giardino dell’Eden” per i viticoltori locali.

L’export area manager della società vinicola Gruppo Mezzacorona, Franco Pedroni, con cui abbiamo parlato di persona qualche mese fa, in occasione del suo viaggio di lavoro in Australia, ci ha raccontato di questa affascinante Regione, dove è nato e ancora risiede, delineando anche l’evoluzione del Gruppo, considerato uno delle più importanti cantine sociali d’Italia. Fondato nel lontano 1904, il Gruppo Mezzacorona nasce come una cooperativa di 13 famiglie del posto, unite dall’obbiettivo comune di bonificare i terreni paludosi che infestavano la vallata. Attualmente il Gruppo conta circa 1.600 viticoltori, ognuno dei quali si prende cura di un piccolo appezzamento di terreno che si aggira sugli 1,6 ettari vitati.

Dal 2001, poi, la società si è espansa anche alla Sicilia, dove ha stabilito il brand Feudo Arancio, andando ad ampliare un portfolio che già contava le etichette di Rotari e Mezzacorona in Trentino, e avvalendosi della collaborazione di viticoltori locali anche nell’isola.

Quando chiedo a Pedroni a cosa sia dovuto il successo ultracentenario del Gruppo, la risposta è pressoché immediata: “Di che altro c’è bisogno per produrre ottima uva in Trentino? L’escursione termica tra il giorno e la notte è tale da permetterci di coltivare uve con una fantastica acidità. Quando si registrano temperature tiepide pomeridiane, a cui fanno seguito quelle fredde durante la nottata, l’uva sviluppa una buccia più spessa, in grado di resistere meglio agli estremi climatici. E sapendo che sulla buccia, tra le altre cose, si trovano i polifenoli che danno il colore al vino, e le sostanze odorose che costituiscono tutta quella svariata gamma di profumi fruttati e floreali, più spessa è la buccia, più colore e intensità aromatica ci sarà nel prodotto finale”.

Questo è il segreto dei vini trentini: una composizione organolettica di elevata aromaticità bilanciata dalla spiccata acidità. Nei rossi in particolare, si trovano poi tutta una varietà di struttura e corposità, capace di soddisfare ogni palato e preferenza personale. Il vino fa parte della dieta giornaliera degli abitanti del posto, partendo addirittura dalla colazione. 

Ricordo ancora quando in visita nella città di Trento, una mattina entrai in un bar e notai subito un tavolo di anziani del posto che pasteggiavano a pane e formaggio, con tanto di bottiglia di vino rosso al centro tavola. Vini rossi come quelli prodotti da uva Schiava, infatti, sono leggeri di corpo e hanno un tannino soffice, risultando alquanto beverini e piacevoli anche di prima mattina.

Cantine sociali, chiamate anche cooperative, come quella del Gruppo di Mezzacorona, non sempre trovano, però, il consenso da parte degli intenditori di vino. Pedroni risponde in maniera positiva a questa eventualità: “I nostri viticoltori pongono una particolare attenzione in vigna, tutto è fatto a mano come una volta, anche la vendemmia, anche perché la maggior parte dei vigneti sono in pendenza e difficili da raggiungere con il trattore. Quindi c’è una maggiore selezione di uve di qualità in campo, prima ancora che arrivino in cantina e vadano attraverso una seconda selezione”. Pedroni ricorda anche la terribile annata del 2014, quando le condizioni meteo estreme misero a dura prova la suddetta selezione, risultando in una produzione alquanto minuscola. “Anche in questo caso, abbiamo esortato i nostri viticoltori ad effettuare un’accurata selezione. E anche se il raccolto è stato piccolo, li abbiamo comunque retribuiti adeguatamente, premiando il loro sforzo e professionalità”.

Pedroni evidenzia anche come l’enorme conoscenza che ogni viticoltore impiegato da Mezzacorona ha del proprio appezzamento e l’occhio al dettaglio in cantina fanno la differenza nel successo duraturo del Gruppo Mezzacorona. 

Ma l’agricoltura sostenibile è il vero fiore all’occhiello della società. “Abbiamo cominciato il percorso verso la sostenibilità già a cavallo tra gli anni ‘60 e ‘70, quando il governo incoraggiava le compagnie ad investire nella regione trentina. Favoriamo la biodiversità nei vigneti: non rimuoviamo l’erba e agevoliamo la crescita di tutta una serie di piante e vegetazione che vadano a promuovere la proliferazione delle api e altri insetti”. 

Ad oggi il Gruppo si avvale della certificazione SQNPI (Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata): “è una certificazione nazionale, e servono sei anni per ottenerla, tre in più rispetto alla certificazione organica”. Pedroni chiarisce che non c’è l’intenzione di applicare per quest’ultima, anche se al momento la richiesta di prodotti agricoli con provenienza organica è alle stelle. “I nostri appezzamenti vitati sono molto piccoli, e se un viticoltore decide di non coltivare organico, anche il vicino deve seguire di pari passo. Preferiamo offrire qualcosa che siamo in grado di garantire, piuttosto che seguire le mode dettate dal marketing”.

Ma come sono accolti i vini trentini in Australia? “Stiamo andando piuttosto bene - afferma Pedroni -. Di solito, a chi non conosce i vitigni autoctoni della Regione, propongo una semplice comparazione con qualcosa che già è familiare a loro”. Così, per esempio, per i numerosi amanti di Shiraz o Pinot Noir, un Teroldego o Lagrein trentini sono un’alternativa soddisfacente. Non solo sono geneticamente imparentati con questi due uvaggi francesi, ma, a detta di Pedroni, un ottimo accompagnamento allo speck e caldarroste. Una ragione in più per esplorare a fondo il panorama eno-gastronomico dell’affascinante Trentino. Qui da basso vi propongo uno dei miei piatti trentini preferiti con tanto di abbinamento di vino.

Canederli in brodo

Ingredienti

300 g di pane raffermo

50 g di farina

200 g di lucanica trentina 3 uova

2,5 dl di latte

50 g di Parmigiano Reggiano

50 g di burro

100 gr di speck

1 cipolla

Prezzemolo 

Noce moscata

Brodo di carne

Sale, pepe

Preparazione

Tagliate il pane a dadini. Sbattete le uova con il latte e un po’ di sale; versatele sul pane e lasciate riposare il tutto. Sciogliete il burro in un tegame e soffriggetevi la cipolla tritata. Aggiungete la lucanica accuratamente sbriciolata e fatela leggermente rosolare. Versate il soffritto sul pane già bagnato con il latte e le uova. Unite la farina, il formaggio grattugiato e il prezzemolo tritato. Aggiustate di sale, pepe e noce moscata e amalgamate bene il tutto in modo da farne un impasto omogeneo piuttosto consistente.

Preparate con l’impasto i canederli formando delle palline del diametro di 6 cm. Passateli nella farina e immergete i canederli in abbondante acqua bollente salata facendoli cuocere a moderata ebollizione per circa 15 minuti. Scolateli accuratamente e serviteli in brodo caldo con una generosa spolverata di formaggio (localmente si usa il Trentingrana).

I canederli si possono gustare anche asciutti, conditi con burro fuso e grana grattugiato. Per quanto riguarda un paio di abbinamenti di vino, consiglio un rosso da uva Schiava o un vino dolce da Moscato Rosa. Nel primo caso, la leggerezza di tannini e corpo, uniti alla spiccata freschezza e piacevolezza gusto-olfattiva, rendono l’abbinamento efficace, dove il vino non andrà a fare da padrone. Nel caso del vino da dessert, invece, funziona particolarmente bene grazie alla moderata dolcezza del vino, che ben si sposa alla dolcezza naturale dello speck e speziatura della noce moscata.