ROMA - La delusione per l’eliminazione dell’Italia dai Mondiali 2026 continua a scuotere il calcio italiano, e questa volta a intervenire è direttamente il governo.
Il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, rompe gli indugi e lancia un messaggio chiaro: il calcio italiano ha bisogno di una rifondazione profonda.
“Non possiamo far finta di nulla”, ha dichiarato a margine del Premio Città Italiana dei Giovani 2026, alzando il livello dell’attenzione politica su una crisi che ormai non può più essere considerata episodica. La terza mancata qualificazione consecutiva al Mondiale rappresenta un punto di non ritorno.
Abodi non entra direttamente nella questione delle dimissioni del presidente federale Gabriele Gravina, ma richiama precedenti significativi: “Mi aspetto una risposta più centrata da parte della Federcalcio. In passato, dopo momenti difficili, ci sono stati sussulti di dignità”. Il riferimento è alle dimissioni seguite al fallimento del 2014 e alla mancata qualificazione del 2018.
Tra le ipotesi sul tavolo emerge anche quella di un possibile commissariamento della Figc. “Potrebbero essere valutate tutte le forme tecniche compatibili, perché potrebbero esserci i presupposti”, ha spiegato il ministro, senza però sbilanciarsi su eventuali nomi. “Il tempo dei nomi verrà. Ora serve una riflessione seria su quanto accaduto negli ultimi vent’anni”.
Il messaggio è chiaro: non si tratta solo di un problema tecnico o di risultati, ma di sistema. Una crisi strutturale che coinvolge la formazione, la gestione e la visione complessiva del calcio italiano.
Abodi ha sottolineato anche la piena attenzione del governo sulla questione, evidenziando una sintonia istituzionale trasversale: “C’è piena convergenza con il presidente del Consiglio e anche in Parlamento. Dobbiamo affrontare questa situazione con lucidità, senza restare passivi davanti a un’esigenza ormai improcrastinabile”.
Il ministro si dice pronto a discutere ogni possibile riforma, senza preclusioni: “Ogni proposta è utile. Forse alcune decisioni avremmo dovuto prenderle prima. Io sono disponibile a sedermi al tavolo in qualsiasi momento”.
Nel suo intervento, Abodi ha anche ricordato il valore simbolico del calcio in Italia, andando oltre il semplice risultato sportivo: “È cultura popolare, identità, prestigio internazionale. È difficile accettare che un’intera generazione di ragazzi non abbia mai visto l’Italia giocare un Mondiale”.
Pur riconoscendo l’impegno della squadra e dello staff tecnico, il ministro ribadisce la necessità di un cambiamento profondo, che parta anche dai vertici federali. “Serve responsabilità, umiltà e rispetto da parte di tutti”.
Il punto finale è netto, quasi un manifesto: “L’Italia deve tornare a essere l’Italia, anche nel calcio mondiale”.
Parole che pesano. E che segnano l’inizio di una fase che potrebbe cambiare profondamente il futuro del calcio italiano.