CARNAGO - L’Allegri tedoforo si è emozionato nel portare in mattinata la fiaccola olimpica a Borgomanero (“Essere tedoforo è stato un grande onore e un’emozione intensa, un momento di profondo significato umano e sportivo, simbolo di unione e continuità”), ma quando un paio d’ore dopo ha varcato i cancelli di Milanello è tornato a essere il solito pragmatico, quello che snocciola i numeri, gli unici dati inconfutabili per raccontare la prima parte di campionato del suo Milan, impegnato domani a Como nel recupero: “Noi abbiamo 40 punti e sono quelli che abbiamo meritato sul campo. È una buona base, non ce li toglie nessuno, ora bisognerà pensare alle prossime 19 partite per andare a fare punti per rimanere tra le prime quattro”. Fino a questo momento resta un campionato positivo, nonostante qualche difetto da correggere e il neo di aver gettato via troppi punti, ovvero quelli lasciati per strada a San Siro contro le piccole: “Dare voti mi rimane difficile - ha detto Allegri - Posso solo dire che tutte le squadre del campionato, se andate a domandare agli allenatori, tutti dicono ‘se e ma’. Ma con i se e i ma non si va da nessuna parte”.
“Tutti hanno i punti che meritano. Tutti hanno da recriminare... ‘Se Pulisic avesse fatto tre gol a Firenze...’, ma non li ha fatti. Però li ha fatti prima, e magari domani li rifarà. Noi dobbiamo pensare alle nostre prestazioni e migliorare l’attenzione mentale: siamo nel girone di ritorno e non c’è più tempo per rimediare. Bisogna riprendere ad essere un pochino più cattivi all’interno della partita. Ci sono momenti in cui siamo un po’ fragili nelle due fasi. E poi migliorare le situazioni di gioco, soprattutto essere più precisi tecnicamente. I giocatori hanno ottime qualità, devono essere convinti di essere una squadra forte”.
La sfida contro i lariani può anche essere presentata come l’eterna sfida tra “risultatisti” e “giochisti”, due modi diversi di interpretare il calcio, anche se per Allegri non può essere solo questo: “Non è Fabregas contro Allegri, è Como contro Milan. Fabregas sta facendo un ottimo lavoro, è un Como sbarazzino che pressa bene ed è forte tecnicamente. Sta facendo un grandissimo lavoro nonostante alleni da 2-3 anni. La teoria che al momento dice che difendono meglio perché difendono alti gli sta dando ragione, magari fra due mesi dite il contrario. Quel che è certo è che stanno facendo una grande stagione”.
E il fatto che Fabregas abbia fatto allargare il campo di Como può quasi essere un vantaggio (“Non cambia assolutamente niente. Indipendentemente dalla larghezza del campo, più spazio c’è e più è facile giocare”), a condizione però che il Milan non solo ne sappia approfittare in fase offensiva, ma che riesca anche a ritrovare una certa solidità dietro: “Domenica abbiamo giocato a Firenze e dopo un quarto d’oro eravamo andati tre volte davanti la porta con Pulisic. Se fai gol l’approccio è giusto, se non lo fai... Tutto passa dal risultato. Con la Roma in casa abbiamo avuto la mezz’ora del terrore, poi siamo andati in vantaggio e nel secondo tempo abbiamo avuto 4-5 occasioni da gol, il calcio è questo. Poi ci sono gli imprevisti e bisogna gestirli. Ma ogni partita è diversa l’una dall’altra. Sono d’accordo sul fatto che per otto volte siamo andati sotto ma anche che per otto volte abbiamo recuperato: dipende se vedi il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Se tutto fosse perfetto, e nel calcio è impossibile, le partite finirebbero tutte 0-0 o vincerebbe sempre la stessa squadra”.
E a proposito di vittoria finale, il mister livornese preferisce ancora una volta lasciare l’obbligo agli altri: “L’Inter è sei anni, a parte il 22/23, che non è uscita mai dalle prime due. Il Napoli negli ultimi 12 anni credo sia rimasto solo due anni fuori dalla Champions: hanno fatto un lavoro molto importante. Il nostro obiettivo è quello di lavorare per far sì che il Milan possa partecipare alla Champions l’anno prossimo. Per fare questo bisogna lavorare, passare momenti belli e brutti. E se c’è un momento più brutto la squadra non perde di valore, la stagione è di alti e bassi. Per questo dico che bisogna viaggiare sempre a velocità di crociera, che è quella che poi ti porta in fondo”. Il lago di Como come tappa per una crociera non è affatto male, a condizione però di tornare a casa con tre punti in più.