ROMA - C’è anche Luca Casarini, capomissione della ong Mediterranea ed ex leader delle Tute Bianche, tra le persone “spiate” attraverso lo spyware Graphite della società Paragon Solutions. Ma l’elenco di membri di Mediterranea che hanno subito lo stesso trattamento è destinato ad allungarsi. Secondo quanto si apprende, infatti, almeno tre persone - forse anche quattro - che fanno parte dell’ong hanno ricevuto il messaggio da parte di Meta che li avvertiva di una violazione dei loro dispositivi. 

Due giorni fa il capomissione dell’organizzazione Luca Casarini (divetato famoso per aver violato la zona rossa durante il G8 di Genova del 2001, dove fu ucciso Carlo Giuliani) aveva denunciato pubblicamente di essere nella lista delle persone spiate dal software dell’azienda israeliana. Oltre a lui, è stato reso noto il nome di un’altra delle vittime.  

“Ora conosciamo che tra le persone spiate c’è anche Beppe Caccia, che è l’armatore di Mediterranea”, ha detto l’europarlamentare del Pd Sandro Ruotolo, svelando l’identità di una terza persona spiata attraverso lo spyware Graphite di Paragon Solutions e confermando di fatto l’anticipazione de “La Stampa”. L’altro nome noto, che non fa parte dell’organizzazione ma è un giornalista, è Francesco Cancellato, direttore di Fanpage. 

Ruotolo, parlando in occasione della presenza a Napoli della nave Mare Jonio di Mediterranea Saving Humans, ha sottolineato che “c’è quindi un giornalista e ci sono gli esponenti di questa organizzazione della società civile che guarda caso è in mare a soccorrere i migranti, mentre noi, Paese Italia, concediamo la fuga a un generale libico accusato di crimini contro l’umanità”. 

Il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, a proposito della vicenda di spionaggio che vede coinvolta la società israeliana Paragon, ha commentato di non conoscere la società in questione, “non ci ho mai avuto a che fare, non ha mai collaborato con realtà a me vicine o conosciute. Non saprei cosa dire. Non so se ci fosse questo software, non so da chi fosse usato, per quali motivi”. Sicuramente – ha aggiunto Salvini interpellato sul tema nel corso di una conferenza stampa – è necessario “un momento di chiarezza in quelli che sembrano regolamenti di conti all’interno dei servizi di intelligence che svolgono un ruolo fondamentale per la stabilità, la sicurezza e la democrazia del Paese”. 

Il vicepremier ha continuato dicendo che se “ci sono paginate quotidiane in cui agenti segreti attaccano altri agenti segreti, invece di difendere l’interesse nazionale questo sì, è preoccupante. Su Spyware o su Paragon evito di dire cose che non conosco, sarò in Israele lunedì e chiederò qualcosa a loro”. 

Anche la segretaria del Pd, Elly Schlein, ha commentato la vicenda Paragon come “estremamente grave”, spiegando che “stiamo parlando di uno spyware, di un software che entra nel telefonino e spia le chat. Sapete di chi? Del direttore di un giornale in questo caso e degli attivisti di Mediterranea. Il governo deve venire a chiarire su questa vicenda, perché hanno fatto delle smentite che però sono state anch’esse smentite dalle rivelazioni del Guardian”. 

Schlein ha continuato accusando: “Il governo non può anche su questi, come ha fatto con quando ha liberato il torturatore libico Almasri, mettere la testa sotto la sabbia; la ‘presidente del coniglio’ è il caso che venga a riferire. Se Salvini ha degli elementi li venga a riferire in Parlamento”.