CANBERRA - Nove servizi per l’infanzia che non hanno rispettato la scadenza fissata dal governo federale per migliorare i propri standard rischiano ora di perdere l’accesso ai finanziamenti pubblici.
Il Dipartimento dell’Istruzione sta valutando i “prossimi passi”, che potrebbero includere la sospensione o la cancellazione dell’autorizzazione a ricevere il Child Care Subsidy.
La stretta rientra nelle riforme introdotte dal governo Albanese lo scorso anno dopo gravi segnalazioni di abusi e carenze nella sicurezza in alcuni centri per la prima infanzia. Da agosto più di 60 servizi erano stati posti sotto condizione. Di questi, 30 avevano tempo fino alla fine di febbraio per adeguarsi: 19 hanno ora raggiunto gli standard minimi, uno è stato chiuso e un altro è in attesa di valutazione da parte dell’autorità statale competente. I restanti nove non hanno dimostrato progressi sufficienti.
Il ministro dell’Istruzione Jason Clare ha affermato che la possibilità di tagliare i fondi è uno strumento per alzare la qualità del settore. “La minaccia di perdere il finanziamento ha costretto i centri ad agire”, ha dichiarato.
Da oggi, diventa inoltre obbligatorio il registro nazionale dei lavoratori del settore, finanziato con 45 milioni di dollari. Oltre 1.000 servizi lo hanno già messo alla prova. I centri avranno quattro settimane per fornire i dati sul personale e dovranno aggiornare le informazioni entro 14 giorni in caso di nuove assunzioni o cessazioni. La mancata comunicazione può comportare multe fino a 34.200 dollari.
Parallelamente, più di 100mila operatori hanno già aderito alla nuova formazione obbligatoria sulla sicurezza dei minori, sviluppata dall’Australian Centre for Child Protection. Tutto il personale attuale dovrà completarla entro sei mesi, mentre i nuovi assunti avranno 14 giorni di tempo. La formazione è estesa anche ai dirigenti e ai membri dei consigli di amministrazione.
Un rapporto dell’Autorità nazionale per la qualità dell’educazione e cura dei bambini, pubblicato oggi, evidenzia “fondamentali variabilità” nell’applicazione dei rapporti educatore-bambini. In particolare, l’uso dei cosiddetti rapporti “under-the-roof”, calcolati sull’intero centro anziché per singola stanza, è stato giudicato non conforme agli obiettivi di sicurezza.
I ministri statali hanno concordato di eliminare questa pratica dalle normative e di definire in modo più chiaro il concetto di “supervisione adeguata”, nel tentativo di garantire standard uniformi e maggiore tutela per i bambini.