WASHINGTON – “Non so nulla e non ho fatto nulla di male”. Bill Clinton, primo ex presidente a testimoniare davanti ad una commissione del Congresso dal 1983, ha negato qualsiasi coinvolgimento in uno degli scandali di più vasta proporzione negli ultimi anni, nonostante le prove evidenti di un suo legame con Jeffrey Epstein.
Donald Trump “non mi ha mai detto nulla che mi facesse pensare che sia coinvolto nel caso” Jeffrey Epstein, ha detto Clinton secondo quanto riportato dal presidente James Comer. Quanto alla necessità di interrogare il tycoon: “Sta a voi decidere”, ha risposto l’ex presidente.
In una deposizione fiume, l’ex inquilino della Casa Bianca non si è appellato al quinto emendamento, come la moglie Hillary il giorno prima, ma ha usato diverse volte la risposta “non ricordo” di fronte alle domande della commissione di vigilanza della Camera. D’altra parte sono passati oltre 20 anni dalle serate trascorse nelle residenze del finanziere pedofilo, immortalate in diverse impietosi scatti pubblicati dal dipartimento di Giustizia, tra i quali uno particolarmente imbarazzante che lo mostra dentro una vasca idromassaggio accanto ad una donna.
Alla Commissione di vigilanza della Camera, Bill Clinton ha dichiarato di non conoscere né di aver avuto rapporti sessuali con la donna con la quale è stato fotografato in una jacuzzi in una delle immagini pubblicate dal dipartimento di Giustizia nell’ambito del caso su Jeffrey Epstein. Lo riferiscono fonti informate alla Cnn.
Una “breve conoscenza” l’ha definita il 79enne Bill nella sua dichiarazione iniziale. Eppure i documenti del dossier dimostrano che il mostro, morto suicida in carcere nel 2019, gli ha fatto visita almeno 17 volte nella residenza presidenziale. “Non avevo idea dei suoi crimini”, ha insistito l’ex presidente la cui linea difensiva si basa sul fatto che i suoi rapporti con Epstein si sono interrotti prima del 2003, quando il pedofilo ha ricevuto la prima condanna.
“So quello che ho fatto e ancora più importante quello che non ho fatto. So quello che ho visto e ancora più importante quello che non ho visto”, ha detto ancora nella sua dichiarazione iniziale alla commissione della Camera. Sembra quasi un deja vu, un ritorno indietro nel tempo al 1999, quando Clinton divenne il primo presidente a subire l’impeachment in 130 anni per l’affaire con l’allora stagista della Casa Bianca, la ventenne Monica Lewinsky.
Era un altro mondo, un’epoca pre MeToo dove troppo spesso le vittime di abusi sessuali non venivano ascoltate o, peggio, liquidate. Ma quello era un rapporto consensuale, stando a quanto assicurò la stessa Lewinsky, se pur macchiato da squilibri di potere e divari gerarchici enormi. In questo caso si tratta di un traffico sessuale di minorenni andato avanti per anni sotto gli occhi delle elìte americane.
L’ex commander-in-chief non è accusato di alcun crimine né è mai stato denunciato da alcuna ragazza. “È il presidente sbagliato”, hanno attaccato i democratici invitando, ancora una volta, la commissione a convocare Donald Trump e farlo deporre sotto giuramento. “Tiri fuori le palle e venga a testimoniare”, ha detto il deputato dem Robert Garcia. Ma i tanti contatti tra Clinton ed Epstein documentati nelle foto dei festini, i viaggi sul famigerato aereo privato ‘Lolita Express’ dopo che aveva lasciato la Casa Bianca, la presenza della complice Ghislaine Maxwell al matrimonio della figlia Chelsea nel 2010 pesano come macigni sulla reputazione di Bill.
“Essendo cresciuto in una famiglia in cui si verificavano abusi domestici, non solo non sarei salito sul suo aereo se avessi avuto la minima idea di cosa stesse facendo, ma lo avrei denunciato io stesso e avrei guidato la richiesta di giustizia per i suoi crimini, non per accordi vantaggiosi”, ha detto ancora Clinton rievocando la sua infanzia devastata da un patrigno alcolista e violento nei confronti della madre.
“Le vittime non solo meritano giustizia, ma meritano di guarire”, ha aggiunto.Bill Clinton ha poi testimoniato che Donald Trump gli ha parlato, all’inizio degli anni 2000 durante un torneo di golf, di aver avuto un litigio con Jeffrey Epstein per un affare immobiliare.
L’ex presidente ha voluto anche parlare della moglie Hillary, anch’essa interrogata il giorno prima, che si è trovata ancora una volta nella difficile posizione di difendere il marito da uno scandalo che non può non toccarla direttamente. Se non come moglie, come donna. “Non c’entra nulla con Jeffrey Epstein”, ha affermato Clinton, “Chiamarla a testimoniare è stato semplicemente sbagliato”.
Nella sua deposizione, Hillary Clinton aveva negato qualsiasi addebito. “Non ero a conoscenza dei suoi crimini. Non ricordo di averlo incontrato e non sono mai stata sulla sua isola, né a casa sua o nei suoi uffici”. Hillary Clinton non ha avuto esitazioni davanti alla Commissione di sorveglianza della Camera che l’ha voluta sentire nell’ambito dell’indagine su Jeffrey Epstein.
“Una Commissione che ambisce alla trasparenza dovrebbe andare a fondo della vicenda dei file spariti dal sito del dipartimento di Giustizia, quelli in cui una vittima accusa Donald Trump di crimini disgustosi”, ha detto l’ex segretario di Stato puntando il dito contro colui che, esattamente 10 anni fa, le ha inflitto la sconfitta politica più pesante della sua vita.
Epstein “era un individuo atroce, ma non è il solo. Non si tratta di un caso isolato, né di uno scandalo politico. È una piaga globale con un costo umano inimmaginabile”, ha spiegato l’ex segretario di Stato ai deputati repubblicani e democratici che la interrogavano. Li ha quindi esortati a non accontentarsi di “ascoltare i punti stampa del Presidente sul suo coinvolgimento”. Trump - è il messaggio di Hillary - dovrebbe essere interrogato “sotto giuramento” per chiedergli “direttamente di spiegare perché il suo nome compare centinaia di migliaia di volte. Chi stanno coprendo?”.