LONDRA - Andy Burnham ha vinto l’elezione suppletiva di Makerfield e ha aperto la strada a un possibile tentativo di spodestare Keir Starmer dalla guida del Labour e del governo britannico.

Il sindaco di Greater Manchester, soprannominato “King of the North”, ha conquistato oggi il collegio nel nord-ovest dell’Inghilterra con 24.927 voti. Il candidato di Reform UK, il partito populista di Nigel Farage, è arrivato secondo con 15.696 voti. Il risultato ha un peso politico che va ben oltre il seggio: Burnham torna a Westminster proprio mentre Starmer si trova a fare i conti con indici di gradimento tra i peggiori mai registrati per un primo ministro britannico.

La vittoria consente a Burnham di partecipare, o almeno contribuire ad avviare, una sfida per la leadership. Il punto ora è capire tempi e modalità. “Quando questo borough è andato alle urne a maggio, ha lanciato un forte urlo di cambiamento. In questa campagna abbiamo cominciato a rispondere”, ha detto Burnham nel discorso della vittoria.

Poi il messaggio al suo stesso partito: “Questa è l’ultima occasione per cambiare”. Secondo Burnham, gli elettori gli hanno ripetuto questa richiesta in centinaia di conversazioni porta a porta. “Dobbiamo ascoltarla, dobbiamo agire e dobbiamo fare le cose nel modo giusto. Non ci sarà una seconda occasione”.

Burnham, politico di lungo corso, sostiene la nazionalizzazione di servizi pubblici essenziali e ha criticato quelli che definisce quarant’anni di fallimento dell’economia neoliberale. Ha già detto di voler sostituire Starmer e cambiare il modo di fare politica. Nel suo discorso ha parlato della possibilità di costruire “una nuova politica basata su unità e speranza”, lontana da una traiettoria “divisa e oscura” simile a quella che, a suo giudizio, si vede negli Stati Uniti.

I sondaggi indicano Burnham come il politico Labour più popolare. In una lunga corsa alla leadership decisa dagli iscritti, partirebbe favorito. Alcuni parlamentari Laburisti sperano però che Starmer possa essere convinto a cedere il passo, evitando un confronto formale che rischierebbe di danneggiare ulteriormente il partito.

Starmer, 63 anni, due anni dopo una vittoria nazionale schiacciante, è indebolito da scandali, inversioni politiche e accuse di indecisione. Circa un quarto dei parlamentari Labour gli ha chiesto di dimettersi dopo le pesanti sconfitte amministrative di maggio; nelle ultime settimane si sono dimessi anche esponenti di peso, tra cui i ministri della Difesa e della Sanità.

Il primo ministro ha però escluso di farsi da parte e ha avvertito il partito contro il “caos” di una possibile sfida interna aspra e divisiva. Anche Wes Streeting, ex ministro della Sanità, ha detto di essere pronto a forzare una contesa se Starmer non indicherà quando intende lasciare.

Secondo le regole Labour, serve il sostegno del 20% del gruppo parlamentare, pari a 81 deputati, attorno a un singolo candidato per aprire formalmente una sfida. Makerfield non ha ancora cambiato il governo. Ma ha reso la domanda inevitabile.