MILANO - Con Armonia si sono aperti i Giochi olimpici di Milano-Cortina. Non c’è un unico centro, né una sola cartolina ufficiale. I Giochi si sviluppano lungo un asse inedito che unisce vette e grandi spazi urbani, neve naturale e ghiaccio artificiale, silenzi di montagna e rumore di città. È questa la prima, grande differenza rispetto alle Olimpiadi del passato: un evento che sceglie di raccontarsi attraverso luoghi lontani tra loro, ma legati da un progetto comune. La montagna non è più soltanto lo sfondo suggestivo delle gare, ma diventa il cuore pulsante di un racconto sportivo che valorizza piste storiche, tracciati selettivi e territori abituati a convivere con lo sport di alto livello. Le Dolomiti e le Alpi offrono scenari autentici, dove la competizione si intreccia con la natura e con una lunga tradizione di sci, fondo e biathlon. Qui non si costruisce un’Olimpiade “ex novo”, ma si inserisce l’evento in contesti che già respirano sport invernale.

E poi c’è la metropoli, con i suoi ritmi, la sua capacità di attrarre pubblico e attenzione mediatica. Portare le discipline del ghiaccio in un grande centro urbano significa avvicinare i Giochi a un pubblico più ampio, trasformando palazzetti e piazze in luoghi di partecipazione quotidiana. L’Olimpiade entra nella vita della città, si mescola con il lavoro, il traffico, le abitudini di chi la vive ogni giorno. È un cambio di prospettiva che rende l’evento meno distante e più condiviso. Un altro elemento che distingue questi Giochi è il modo in cui viene affrontata la questione delle infrastrutture. L’organizzazione punta su un uso mirato degli impianti, su soluzioni flessibili e su interventi pensati per avere una funzione anche dopo la fine delle competizioni. Non si tratta solo di costruire per ospitare, ma di adattare e migliorare ciò che esiste, riducendo l’impatto e aumentando l’utilità nel tempo. È una filosofia che riflette un approccio più responsabile e che impone anche una nuova idea di Olimpiade dal punto di vista logistico e narrativo.

Dal punto di vista sportivo, i Giochi si dipanano su un equilibrio sottile tra familiarità e pressione. Gareggiare in luoghi conosciuti può offrire vantaggi tecnici, ma espone anche a un’attenzione maggiore, a un’attesa diffusa che accompagna ogni prova. “Si celebra l’identità di un Paese, sarà l’evento in cui l’Italia si mostrerà al mondo e darà la sua immagine: una nuova Italia che guarda al futuro, con i giovani protagonisti, con gli atleti al centro, lo sport che è una piattaforma di pace per tutti” aveva sottolineato Marco Balich, che ha diretto la cerimonia inaugurale. E sembra che questa sera tutto questo si sia visto. Adesso la parola alle gare e agli atleti.