CANBERRA - L’Australia rimane, almeno per ora, esclusa dall’aumento generalizzato dei dazi annunciato dal presidente statunitense Donald Trump.

Il ministro del Commercio Don Farrell ha confermato che le tariffe sulle esportazioni australiane verso gli Stati Uniti resteranno al 10 per cento, nonostante l’intenzione della Casa Bianca di portare l’aliquota minima al 15 per cento.

Nel fine settimana Trump aveva annunciato la reintroduzione di una tassa ampia sulle importazioni, dopo che la Corte Suprema aveva dichiarato illegittimo il precedente programma fondato su una legge per le emergenze nazionali. La nuova misura prevede una tariffa di base del 15 per cento, ma secondo Farrell Washington avrebbe chiarito che l’Australia manterrà per il momento il trattamento precedente.

“Abbiamo parlato con la nostra controparte durante la notte e sembra chiaro che la tariffa sui beni australiani rimane al 10 per cento”, ha dichiarato Farrell. “Non ha senso colpire i prodotti australiani: finirebbe per far aumentare i prezzi negli Stati Uniti”.

Resta tuttavia incerto se la situazione sia definitiva. Il rappresentante commerciale USA Jamieson Greer ha affermato che l’amministrazione punta alla “continuità”, ma non ha escluso variazioni future. “Oggi abbiamo il 10 per cento, per alcuni salirà al 15 e per altri potrebbe andare oltre”, ha detto, precisando che eventuali aumenti riguarderanno soprattutto i Paesi che non rispettano gli accordi o adottano pratiche commerciali ritenute scorrette.

Farrell ha ammesso che l’aliquota attuale potrebbe essere temporanea e ha ribadito che durante la sua missione negli Stati Uniti continuerà a sostenere la rimozione completa dei dazi sui prodotti australiani. Non è chiaro perché Canberra sia rimasta al 10 per cento: “Bisognerebbe chiederlo al presidente Trump”, ha commentato il ministro.

Nonostante le tensioni, secondo Farrell, il commercio bilaterale ha raggiunto un record di 133 miliardi di dollari. Intanto, la decisione della Corte Suprema lascia aperta la questione di eventuali rimborsi per oltre 100 miliardi di dollari già incassati dal governo americano, senza però indicare una procedura chiara.

Trump ha reagito duramente alla sentenza, definendo i giudici “sciocchi”, e ha annunciato che reintrodurrà i dazi attraverso una diversa base legale. Per l’Australia, la priorità resta evitare un’escalation commerciale che potrebbe colpire esportazioni chiave in un momento di incertezza globale.