SARAJEVO (BOSNIA) - Una partita sentita, col peso di una nazione sulle spalle. Edin Dzeko, attaccante e capitano della Bosnia Erzegovina, è intervenuto in conferenza stampa alla vigilia del match di domani contro l’Italia, a Zenica.
L’ex di Roma, Inter e Fiorentina ha subito voluto spegnere le polemiche relative all’esultanza di Dimarco dopo che i bosniaci avevano battuto ai rigori il Galles: “Abbiamo visto tutto quello che è successo - ha dichiarato -, per me è una cosa normalissima, tutti noi abbiamo le preferenze, la mia era quella di non giocare contro l’Italia, è anche normale. Oggi bisogna essere attenti, coi social diventa tutto più grande, ma per me non ci sono problemi. L’Italia non voleva giocare in Galles non so perché, noi siamo andati lì e abbiamo vinto. Non so perché l’Italia debba avere paura di Galles o Bosnia, è una nazionale incredibile, hanno vinto quattro mondiali, se hanno paura di giocare lì qualcosa non funziona. Cosa manca? Mancano i Totti, i Del Piero, questa Italia ha qualità, ma quelli di una volta erano un’altra cosa”.
Dzeko è poi tornato sulla partita di domani: “Sono passati vent’anni da quel mio gol segnato con la Turchia, vuol dire che la carriera di un giocatore passa in fretta. Conosco bene la nazionale italiana, ho giocato con alcuni di loro, ci conosciamo bene, hanno analizzato il nostro modo di giocare. Quello che desideriamo noi è vincere, ma bisogna prepararsi, giocarla tutta, al massimo. L’Italia si è preparata bene, domani desideriamo di essere al nostro livello più alto. Sono sicuro che l’Italia non ci sottovaluterà”.
L’esordio nel 2007, a 21 anni, proprio col gol alla Turchia, complessivamente ha collezionato 147 presenze mettendo a segno 73 reti, l’ultimo proprio nella semifinale contro il Galles.
“Sì, sento un po’ la nazionale sulle spalle - ha dichiarato -. Ho visto Gattuso a Firenze in campionato, ci siamo abbracciati, entrambi ci siamo detti: “Speriamo di vederci in Bosnia”.
Eccoci qua, ci troviamo domani sera in una partita importantissima per tutti e due i paesi, l’Italia è un Paese in cui ho tanti amici, prima e dopo la partita ci sarà tanto rispetto, quando inizia l’inno italiano tutti dovranno alzarsi in piedi ad applaudire, l’Italia è stato il primo Paese che è venuto qua a giocarci un’amichevole dopo la guerra, nel 1996, saremo sempre grati. Nei 90 minuti sarà una “guerra”, poi amici come prima, quello che succede succede”, ha concluso.