Giovanni Cavallo era nato a Ragusa il 27 febbraio del 1934. Emigrato in Australia alla giovane età di 16 anni, dopo solo due anni dal suo arrivo aprì una sartoria in Malvern Road, Toorak, che gestì per oltre 40 anni. Padre di tre figlie, ogni anno tornava a far visita alla sua amata terra, dove aveva comprato un appartamento a Marina di Ragusa, insieme alla moglie Concetta. Ed è proprio nella sua città natia che si è spento il 21 luglio scorso.

“Un’ evangelista del buon vivere e del mangiare sano” come lo ricorda affettuosamente la figlia Laura, a 30 anni Giovanni decise di investire la sua vita al culto del benessere psicofisico, a seguito di un problema di salute. “Era un italiano alquanto atipico perché diceva a tutti i suoi amici di non bere caffè, non mangiare il salame e tutti quegli alimenti non propriamente salutari. Diventò vegetariano e pescetariano, non riusciva a rinunciare al pesce. Non ha mai smesso di tenersi in forma”.

La salute di ferro di Giovanni non è passata inosservata ai medici dell’ospedale Giovanni Paolo II di Ragusa, che lo hanno preso in cura il 18 luglio a seguito di un’emorragia cerebrale.  Al momento del decesso, Concetta e le tre figlie erano presenti, e senza esitazione hanno dato il consenso all’espianto degli organi dell’uomo. “Mio padre era piuttosto progressista: voleva essere cremato e, se possibile, avrebbe voluto donare gli organi”, afferma Laura.

Francesca Corsaro, responsabile del coordinamento trapianti ASP Ragusa, in un video rilasciato sui social media della struttura ospedaliera, ha sottolineato che Giovanni Cavallo non solo rappresenta un modello di estremo altruismo e bontà, ma anche il più vecchio donatore di organi registrato nella Provincia. “Gli anziani sono un esempio del passato e delle nostre radici. Ma un novantunenne che decide di donare (gli organi) è proiettato al futuro”. 

Come confermato da Rohit D’Costa, DonateLife Victoria State Medical Director, ad oggi Giovanni è anche il più anziano donatore di organi del Victoria, luogo della sua residenza prima del decesso. 

Secondo D’Costa, episodi come quelli di Cavallo sono particolarmente importanti, perché evidenziano quanto sia fondamentale informare la propria famiglia qualora si decida di donare gli organi, andando ad aumentare così il tasso di consenso.

“Quello su cui ci stiamo concentrando a DonateLife è che le persone prendano una decisione propria e la registrino, in modo che non venga lasciata alla famiglia in futuro. Quando si perde un famigliare, il lutto è la cosa principale che si affronta; la donazione di organi è un ulteriore elemento che si va ad aggiungere a questo, di fatto rendendo la decisione molto più difficile”.

Secondo le statistiche presentate da DonateLife, aggiornate al 2024, a livello nazionale, tra il 2009 e il 2019 si è registrato un aumento di donazioni pari al 122%, andando a beneficiare l’81% di persone in lista di attesa per ricevere un organo. Questi dati promettenti, però, vedono una seguente riduzione del 23% negli anni 2020 e 2021, durante la pandemia da Covid-19. Perché questo? “Non abbiamo la certezza assoluta sulle specifiche ragioni di tale calo - afferma D’Costa - ma è un fenomeno globale. Abbiamo visto diminuire i tassi di consenso nel Regno Unito, in alcune parti degli Stati Uniti e persino, da quanto ho sentito, in Spagna, che solitamente registra tassi molto elevati”.

D’Costa chiarisce che l’organizzazione ha avuto modo di constatare un cambiamento nell’esperienza dei pazienti e delle proprie famiglie, riferendosi in particolare modo al periodo della pandemia, quando le restrizioni poste sulle visite ai propri cari ricoverati hanno direttamente influito in maniera negativa sul finale tasso di consenso, e fomentato disinformazione. 

A questo si è poi andato ad aggiungere un crescente timore riguardo ad un’eventuale mancanza di impegno e professionalità da parte del personale medico, quando di fronte ad un paziente che ha dato il consenso all’espianto dei propri organi. 

Il rianimatore pediatrico e responsabile del coordinamento Donazioni organi e tessuti dell’Irccs Policlinico Gemelli di Roma, Silvia Pulitano’, in un’intervista rilasciata sul settimanale italiano Panorama lo scorso anno, chiarisce che “l’espianto degli organi avviene solo ed esclusivamente dopo un percorso di accertamento neurologico e cardiologico che non lascia spazio al minimo dubbio”. 

Come riportato dal sito dell’AVIS, Associazione Volontari Italiani del Sangue, il Centro nazionale trapianti ha registrato un aumento del 2,7% di donazioni effettuate nel 2024, che si traduce in “226 trapianti in più rispetto al 2023 (+5,1%). Il tasso nazionale di donazione è salito a 30,2 donatori per milione di persone (pmp): è la prima volta che in Italia si supera quota 30”. 

 “Le regioni con il tasso più elevato si confermano Toscana (49,4 donatori pmp), Emilia-Romagna (45,5) e Veneto (44,7). È da registrare la crescita dei tassi delle regioni meridionali (Sicilia +5,7, Campania +3,1 e Calabria +2,7)”. Se però i numeri in Italia appaiono più promettenti rispetto al passato, nel lungo termine si rimane nell’incertezza, come spiega il direttore del Centro regionale Trapianti della Sicilia, Giorgio Battaglia nell’intervista sopracitata di Panorama. Al momento della domanda sulla donazione, che di prassi viene posta nei Comuni di residenza al momento del rinnovo della carta d’identità, la maggior parte delle persone vengono colte impreparate, preferendo guadagnare tempo, ed eventualmente lasciando da parte il suddetto quesito, o schiacciando ogni eventuale dubbio con un “no” immediato.

Anche Nunzio Pizzorusso, chef trentasettenne emigrato a Melbourne dalla Puglia nel 2013, con un passato alle spalle fatto di viaggi in giro per il mondo ed una salute di ferro, non aveva mai contemplato l’idea di donare gli organi. Tutto cambia improvvisamente quando, ad un anno dal suo arrivo in Australia, riceve un nuovo cuore. “Ad agosto, proprio allo scadere del mio primo Working Holiday Visa, mentre andavo al lavoro in bici, non riuscivo più a pedalare. Sul momento pensai di essere stanco, avevo due lavori che mi impegnavano sette giorni a settimana. Però, durante la notte non riuscivo più a dormire, per respirare avevo bisogno di un paio di cuscini di supporto”. Dopo svariati accertamenti, Pizzorusso viene ricoverato d’urgenza all’Alfred Hospital, dove rimane per cinque mesi, fino a quando il quadro clinico si complica ulteriormente, e viene indotto in coma farmacologico in attesa del trapianto di cuore. Il percorso medico di Pizzorusso viene ulteriormente complicato dalle restrizioni che il suo visto lavorativo metteva in merito ad assistenza sanitaria. “La mia Medicare era scaduta, e anche se una signora alla segreteria mi aveva aiutato, ho poi avuto problemi all’Alfred”.

Nunzio Pizzorusso con la figlia Michelle.

Quando Pizzorusso si rivolge alle istituzioni italiane, in un primo momento non riceve il supporto necessario. L’assistenza poi arriva, anche a seguito di alcune interviste rilasciate dal giovane chef a delle testate giornalistiche australiane, e Pizzorusso riesce a ricevere il cuore di una giovane donna del Victoria, tragicamente scomparsa a seguito di un incidente stradale.

“I suoi famigliari mi hanno scritto, raccontandomi di lei. Io ho contraccambiato. Ma non li ho mai conosciuti, hanno preferito rimanere nell’anonimato”.

Ad oggi Pizzorusso, dopo una lunga battaglia legale, è residente permanente. Anche se continua a lavorare come chef, sta guardando al futuro, con l’idea fissa di passare più tempo possibile con la sua giovane famiglia. Ripensando al momento in cui, molti anni fa, anche io suscitai il terrore dei miei genitori quando valutai la possibilità di diventare una donatrice di organi, ho chiesto a Pizzorusso cosa risponderebbe se in futuro sua figlia Michelle esprimesse questo desiderio. “Io purtroppo non posso più donare con i medicinali che prendo. Se mia figlia un domani mi dicesse, “papà, penso di donare gli organi”, io sarò apertissimo. Stranamente, da quando ho un nuovo cuore, ho incontrato molte persone che hanno ricevuto un organo. Prima di allora, non mi era mai successo. E a casa mia non se parlava mai”. Per chi volesse ricevere ulteriori informazioni o fosse interessato a dare il proprio consenso, è possibile farlo sia tramite MyGov, che sul sito donatelife.gov.au.