KINSHASA - Il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha aggiornato oggi, mercoledì 3 giugno, i dati relativi all’epidemia di Ebola Bundibugyo partita dalla Repubblica Democratica del Congo (Rdc).

Sebbene i numeri restino gravi a livello locale, l’agenzia sanitaria rassicura sul fatto che il rischio di una diffusione globale rimane contenuto. 

Nella Repubblica Democrata del Congo si registrano attualmente 344 casi confermati di Ebola e 60 decessi, distribuiti in 24 zone sanitarie all’interno di tre diverse province. I casi sospetti sono scesi a 116 (rispetto agli oltre 1.000 della settimana passata) grazie al lavoro dell’Oms, che sta smaltendo l’arretrato confermando o escludendo i contagi ufficiali. 

L’epidemia ha varcato i confini nazionali: in Uganda si contano 15 casi confermati e un decesso. Tra i contagiati figura anche un residente congolese che ha viaggiato prima negli Emirati Arabi Uniti e poi in Uganda; l’Oms è al lavoro con le autorità di entrambi i Paesi per valutare i rischi legati agli spostamenti e rintracciare i contatti.

Inoltre, un cittadino statunitense che ha contratto il virus in Rdc si trova adesso in cura in Germania. 

Nonostante questa mobilità, la valutazione del rischio da parte dell’Oms non cambia: resta molto alta a livello nazionale per la Rdc, alta a livello regionale e bassa a livello globale. Rientrato da una visita nell’Ituri, epicentro del contagio, Tedros ha dichiarato: “L’epidemia ha avuto un grande vantaggio iniziale e siamo ancora indietro, ma sotto la guida del governo stiamo recuperando”. 

Durante la missione, il direttore dell’Oms ha incontrato leader politici, funzionari sanitari, partner, operatori in prima linea e comunità locali. “Ciò che ho visto mi ha dato speranza, sebbene le sfide rimangano”, ha aggiunto. 

Un segnale di forte speranza arriva dai centri di isolamento e cura, dove finora si sono registrati i primi guariti: 6 in Rdc e 2 in Uganda. “Dimostra che si può sopravvivere se si ha acesso alle cure e si va in struttura ai primi sintomi”, ha sottolineato Tedros. 

La risposta medica sul territorio si sta progressivamente strutturando. A Bunia, capoluogo dell’Ituri, sono già operativi 3 centri di trattamento che mettono a disposizione 80 posti letto complessivi. Altre unità operative sono attive a Mungbwalo, Rwampara, Beni, Goma e Bukavu, e nuove strutture sono in fase di allestimento. 

Il controllo dell’epidemia si scontra tuttavia con ostacoli logistici e sociali profondi. Il direttore generale ha lanciato un monito severo sulla sorveglianza epidemiologica in Congo: “Il tracciamento dei contatti” dei casi di Ebola “nella Repubblica Democratica del Congo non è ancora al livello necessario. Solo circa il 45% dei contatti è stato seguito”, mentre “per anticipare l’epidemia dobbiamo portare questa percentuale oltre il 90%.

L’insicurezza” nell’area colpita, interessata da conflitti, “gli sfollamenti e la mobilità della popolazione rendono il tracciamento dei contatti particolarmente difficile”. 

Accanto alle difficoltà oggettive della guerra e degli sfollati, pesa il muro del negazionismo e della resistenza culturale. “Anche la sfiducia della comunità rappresenta un grave ostacolo – ha evidenziato il capo dell’Oms –. Alcuni leader locali mi hanno confidato di non credere che l’Ebola sia reale. Costruire un rapporto di fiducia con le comunità è quindi fondamentale per tenere sotto controllo l’epidemia”. 

L’Oms ha infine espresso ferma contrarietà alle barriere doganali indiscriminate erette da alcuni governi, che rischiano di produrre l’effetto opposto a quello sperato, paralizzando i soccorsi. “Le restrizioni di viaggio generalizzate imposte da alcuni Paesi stanno interrompendo le catene di approvvigionamento e ostacolando la risposta” all’emergenza. “L’Oms raccomanda lo screening in uscita negli aeroporti, nei porti e ai valichi di frontiera per prevenire l’esportazione di casi e contatti”, ma “chiediamo ai Paesi che hanno imposto restrizioni di viaggio generalizzate di revocarle”.