COPENHAGEN - Il primo ministro Mette Frederiksen ha annunciato il voto anticipato presentandolo come un passaggio decisivo per il futuro del Paese e dell’Europa, in un contesto segnato dalle pressioni degli Stati Uniti sulla Groenlandia e dal riarmo continentale.

Negli ultimi mesi Frederiksen ha assunto un ruolo di primo piano nel respingere il rinnovato interesse del presidente Donald Trump per l’annessione dell’isola artica, territorio autonomo che fa parte del Regno di Danimarca insieme alle Faroe. “Sarà un’elezione decisiva, perché nei prossimi quattro anni dovremo davvero camminare sulle nostre gambe come danesi e come europei - ha dichiarato -. Dobbiamo definire il nostro rapporto con gli Stati Uniti e rafforzare la difesa per garantire la pace nel nostro continente”.

La gestione della crisi groenlandese ha rafforzato la sua immagine internazionale, già consolidata durante la pandemia e nel sostegno europeo all’Ucraina. I sondaggi indicano che la linea ferma sulla sovranità ha contribuito a un recupero di consensi dopo mesi difficili, segnati dal malcontento per l’aumento del costo della vita e le pressioni sui servizi pubblici.

Il governo in carica è una coalizione trasversale nata nel 2022 tra i Socialdemocratici di Frederiksen, il Partito liberale di centrodestra guidato dal ministro della Difesa Troels Lund Poulsen e i Moderati dell’ex premier e attuale ministro degli Esteri Lars Lokke Rasmussen. Un’alleanza inedita, formata in una fase di crisi politica, che secondo i sondaggi rischia di perdere la maggioranza con il ritorno a schieramenti più tradizionali tra sinistra e destra.

I Socialdemocratici erano scesi al 17 per cento nei sondaggi di dicembre, dopo la sconfitta alle municipali del 2025 e la perdita del sindaco di Copenaghen per la prima volta in 87 anni. Oggi sono risaliti attorno al 22 per cento, comunque sotto il 28 per cento ottenuto alle legislative del 2022.

Resta controversa la decisione del 2023 di abolire il Great Prayer Day per finanziare maggiori spese militari. La misura ha suscitato critiche, nonostante l’ampio consenso per un rafforzamento della Difesa. Il partito Green Left ha promesso di ripristinare la festività in caso di vittoria. Le urne diranno se gli elettori premieranno la postura internazionale di Frederiksen o chiederanno un cambio di rotta sulle priorità interne.