SYDNEY - Un sesto uomo è stato incriminato nel NSW nell’ambito di un’indagine su un presunto network internazionale legato alla diffusione di materiale di abusi sessuali su minori, descritto dagli investigatori come “ritualistico o satanico”.

La polizia ha inoltre annunciato di aver identificato altri 145 presunti responsabili all’estero, già segnalati alle autorità competenti in diversi Paesi.

L’inchiesta, condotta dalla Sex Crimes Squad, aveva già portato nei mesi scorsi all’incriminazione di cinque uomini. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il gruppo avrebbe avuto base a Sydney e sarebbe stato coinvolto nel possesso, nella facilitazione e nella distribuzione di contenuti illegali tramite un sito web internazionale. I materiali sarebbero stati caratterizzati da elementi “ritualistici o satanici”, un dettaglio che ha attirato ulteriore attenzione sull’operazione.

Questa mattina la polizia ha perquisito un’abitazione a Woollahra, nei sobborghi orientali di Sydney. Durante l’operazione è stato arrestato un uomo di 62 anni e sono stati sequestrati dispositivi elettronici, ritenuti rilevanti per l’indagine. L’uomo è stato accusato di diversi reati, tra cui l’uso di un servizio di comunicazione per trasmettere e accedere a materiale di abusi su minori, la diffusione di materiale legato a bestialità e “animal crush” (sadismo estremo inflitto su animali), e la partecipazione a un gruppo criminale che avrebbe contribuito ad attività illegali.

Il 62enne si è visto negare la libertà su cauzione e dovrà comparire mercoledì davanti a un tribunale locale di Sydney. Secondo la polizia, sarebbe l’ultimo presunto responsabile con base nel New South Wales ad avere collegamenti diretti con la rete internazionale.

Nonostante questo passaggio, gli investigatori sottolineano che l’operazione è ormai entrata in una dimensione più ampia, con un numero crescente di persone sospettate fuori dall’Australia. Le autorità affermano di aver identificato altri 145 presunti autori di reati collegati al circuito, con segnalazioni già inoltrate alle forze dell’ordine in Australia e in numerose giurisdizioni estere, tra cui Stati Uniti, Canada e Messico, oltre a Paesi europei, Nuova Zelanda, aree del Sud America e regioni del Sud-Est asiatico.

Gli altri cinque presunti responsabili con base nel New South Wales, già incriminati nelle fasi precedenti dell’indagine, restano davanti ai tribunali. La polizia non ha fornito ulteriori dettagli pubblici sull’identità dei sospettati internazionali, ma ha indicato che le segnalazioni mirano a consentire arresti e indagini locali nei rispettivi Paesi.

Il caso evidenzia ancora una volta quanto i reati legati alla diffusione online di materiale di abusi su minori siano spesso transnazionali, con piattaforme e circuiti che superano i confini e richiedono cooperazione tra forze dell’ordine. In questo quadro, l’arresto di Woollahra rappresenta un tassello, mentre l’indagine continua sul fronte internazionale.