MADRID (SPAGNA) - Il mondo vive giorni di tensione massima e altrettanta apprensione tra guerre, missili e ulteriori minacce, ma Gianni Infantino non ha dubbi: “Il Mondiale sarà una festa totale, qualcosa di fantastico, fenomenale”, dice sicuro in un’intervista rilasciata al quotidiano spagnolo “AS” che festeggia le 20mila edizioni.

“C’è un’attesa senza precedenti negli Stati Uniti, in Messico e in Canada - dice il numero 1 del calcio mondiale -. In quattro settimane, abbiamo ricevuto oltre 500 milioni di richieste di biglietti, una cifra mai vista prima nella storia della Fifa o di qualsiasi altra istituzione. Settantasette delle 104 partite hanno ricevuto oltre un milione di richieste di biglietti e le altre si aggirano intorno a quella cifra. Stiamo tenendo da parte alcuni biglietti per la parte finale del torneo e per gli ultimi giorni. Tutti gli stadi saranno pieni; sarà una festa totale. Sarà un successo. Sarà il primo Mondiale con 48 squadre, 104 partite, 16 città, tre nazioni... stiamo affrontando qualcosa di enorme. È più di un torneo, più di una competizione sportiva; è un evento sociale che il mondo si fermerà a guardare”.

La speranza è che davvero il mondo si fermerà a guardare un Mondiale che, secondo Infantino, ha la “Spagna tra le favorite. La squadra numero uno nella classifica Fifa deve per forza essere la favorita per il Mondiale”.

La Coppa del Mondo per nazionali è stata preceduta da quella del club dello scorso anno negli Stati Uniti. “È stato fantastico, un successo clamoroso, non solo dal punto di vista economico, ma anche sportivo. Nella finale tra Chelsea e Psg hanno preso parte giocatori di sedici nazionalità, provenienti da cinque continenti. In un Mondiale, al massimo, si hanno due nazionalità e forse due continenti. Ora stiamo parlando con tutti per vedere come possiamo migliorarlo. Si parla di 32 squadre, ma potrebbero essercene di più. Decideremo dove si giocherà perché non l’abbiamo ancora deciso, ma ci prenderemo il tempo necessario dopo il Mondiale per vedere come possiamo migliorare”, dice Infantino che poi parla dei suoi idoli.

Da Paolo Rossi a tutti gli azzurri campioni nel 1982 in Spagna, ai suoi campioni preferiti dell’Inter (la sua squadra del cuore) con Beccalossi e Altobelli in pole. Poi ancora Diego Armando Maradona, Pelè, Roinaldo il Fenomeno, ma anche Messi e CR7 gli spagnoli campioni del mondo del 2010 (Xavi, Iniesta, Puyol, Casillas).

Chiusura sul tema della lotta al razzismo. “Non c’è posto per le discriminazioni. Dobbiamo lottare con tutte le nostre forze. Siamo nel 2026, ed è inaccettabile discriminare qualcuno in base alla sua provenienza. A volte mi dicono che il razzismo è un problema sociale. Sì, ma noi del calcio dobbiamo risolverlo all’interno del nostro mondo, e la società lo risolverà come meglio crede. Non ci sono scuse per tollerarlo. Coprirsi la bocca è inaccettabile, perché significa dire qualcosa di sbagliato. Se un giocatore si copre la bocca e dice qualcosa, e questo ha conseguenze razziste, dovrebbe ovviamente essere espulso. Certo, quando si tratta di un procedimento disciplinare, la situazione deve essere analizzata, devono esserci prove”, dice in riferimento a quanto accaduto durante Benfica-Real Madrid con i presunti insulti di Prestianni ai danni di Vinicius.