APPIANO GENTILE - Per tutto l’universo calcistico è Inter-Juve, ma per Chivu potrebbe essere Inter-Ascoli. Così se l’attesa per il derby d’Italia monta di ora in ora, al tavolo della conferenza stampa di Appiano Gentile c’è un allenatore che non si scompone, non carica la vigilia con frasi a effetto o fa particolari proclami, anzi, minimizza la portata di una partita che difficilmente può essere catalogata tra le sfide normali: “Io ho un grande rispetto per le squadre che ho affrontato - ha spiegato Chivu -. Quando ero a Roma c’era la Lazio, nell’Inter il derby e la Juve. Per me è sempre stata una partita normale, non ho mai sentito il peso di un derby o di una gara con la Juve. Ho sempre cercato di essere la miglior versione di me stesso anche contro l’Ascoli, con tutto il rispetto. Questo è il segreto, non bisogna crearsi pressioni da soli. La gara è importante, lo capiamo da quanto vale per i tifosi e per le ambizioni della società. Noi entriamo in campo sempre per vincere, consapevoli del fatto che il campionato è ancora lungo. In questo momento qualsiasi risultato non fa tanto la differenza, se non a livello morale”.

Eppure dal risultato di Inter-Juve potrebbe dipendere molto, perché ritrovarsi nel bel mezzo di un ciclo di fuoco con una vittoria o una sconfitta sulle spalle cambierebbe e non poco le prospettive. All’andata il rocambolesco 4-3 dello Stadium fu anche la seconda sconfitta consecutiva dell’Inter, e tanto bastò per gettare parecchie ombre sul prosieguo della stagione interista:

“Nell’Inter non c’è tempo di pensare a niente, se non alla gara successiva - ha spiegato Chivu -. Dopo il 4-3 dovevamo andare ad Amsterdam, per noi si trattava di cominciare a fare una striscia di risultati positivi, consapevoli del fatto che venivamo da due ko di fila. Bisogna vivere le cose di partita in partita, è sempre così. È merito di questi ragazzi se siamo qui, hanno tirato fuori l’orgoglio e siamo cresciuti”.

Una crescita esponenziale confermata dalle 11 vittorie nelle ultime 12 partite di campionato, niente male come biglietto da visita alla vigilia di uno scontro diretto così importante. Sfida nella sfida anche il confronto tra lo stesso Chivu e Spalletti, un allenatore che il romeno stima e apprezza da sempre: “Per me è migliorato molto, è uno di quelli che era già bravo all’epoca - ha detto Chivu -. Sta facendo giocare bene le sue squadre, ha un’identità di gioco precisa. Ho visto qualche partita con lui, ci siamo sentiti al telefono quando non allenavo. È un allenatore che ha tanto da dire e da fare nel calcio, bisogna prenderlo come esempio e modello da seguire per migliorarsi. La Juve è una squadra migliorata con il suo arrivo, individualmente i giocatori sono cresciuti, è una squadra che mette in difficoltà chiunque”.

Inevitabile tirare in ballo il VAR, nella speranza che in una partita tanto sentita non ci siano episodi dubbi che alimenterebbero polemiche per settimane: “È una storia che dura da anni, parliamo sempre delle stesse cose: succedeva prima del VAR e succede ora col VAR. Voglio vedere un allenatore dire ‘scusate, l’arbitro mi ha favorito’... Ci si lamenta sempre quando sbaglia contro la propria squadra. Gli errori sono umani, il problema del calcio italiano non sono gli arbitri. Faccio un esempio: se l’Italia non va da 11 anni al Mondiale, la colpa non è degli arbitri. Dobbiamo migliorare in tante cose, ma non sul piano arbitrale. Posto che possono migliorare loro come tutti. Non vedo i fantasmi, mi occupo di vedere ciò che fanno i miei giocatori. Sono stato scelto per trovare soluzioni, non per lamentarmi”.

Un approccio diverso, che conferma anche quando parla dei fratelli Thuram, con l’interista Marcus finito al centro della critica social dopo che nella gara di andata si “era permesso” di sorridere con il fratello nonostante la sconfitta: “Io gli dico che deve ridere col fratellino perché lo ama. Ovvio che poi ci sia la rivalità, ma non puoi pretendere di far finta di niente, sono sempre fratelli. Marcus è un ragazzo solare, io lo preferisco così. Magari deve aggiungere qualcosa sotto porta, gli chiedo di essere più egoista e più cattivo. Essendo un buono pensa agli altri, è un altruista con la ‘A’ maiuscola. È fatto così, la loro famiglia è bella. Io mi metto nei panni del padre e della madre che vedono due figli che sono uno nell’Inter e uno nella Juve. È una storia bella da raccontare perché ci sono dei valori dietro, ci sono due bimbi che hanno cercato di seguire il modello del padre”.