BERLINO (GERMANIA) – Più fuori che dentro. Dopo le parole prudenti ma pessimistiche espresse nei giorni scorsi dal presidente della federazione calcistica iraniana Mehdi Taj, che aveva già lasciato intendere come la partecipazione dell’Iran alla prossima Coppa del Mondo fosse tutt’altro che scontata, arriva ora una presa di posizione ancora più netta da parte del ministro dello Sport Ahmad Donjamali.

Le sue dichiarazioni, rilasciate in un’intervista televisiva e riportate dal quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, sembrano infatti chiudere la porta alla presenza della nazionale iraniana alla rassegna iridata in programma nell’estate del 2026 tra Stati Uniti, Canada e Messico.

“Poiché questo governo corrotto ha assassinato il nostro leader, in nessuna circostanza ci sarebbero le condizioni per partecipare alla Coppa del Mondo”, ha affermato Donjamali, usando toni estremamente duri nei confronti degli Stati Uniti e facendo riferimento al clima politico e militare che negli ultimi mesi ha caratterizzato i rapporti tra i due Paesi. Il ministro iraniano ha parlato apertamente di “azioni malvagie compiute contro l’Iran”, aggiungendo che negli ultimi mesi il Paese ha dovuto affrontare situazioni drammatiche.

“Negli ultimi otto o nove mesi – ha spiegato – ci sono state imposte due guerre e diverse migliaia dei nostri cittadini sono stati uccisi. Per questo motivo non abbiamo assolutamente alcuna possibilità di partecipare”. Parole che riflettono la crescente tensione politica e diplomatica e che rischiano di avere ripercussioni anche sul piano sportivo, proprio alla vigilia di uno degli eventi più seguiti al mondo.

Il quotidiano tedesco Faz sottolinea tuttavia come non sia ancora chiaro se quella espressa dal ministro iraniano rappresenti una decisione definitiva del governo oppure una posizione politica destinata a evolversi nei prossimi mesi. La questione resta quindi aperta, anche perché la qualificazione della nazionale iraniana alla Coppa del Mondo è già stata ottenuta sul campo e il torneo è ormai alle porte.

Le parole di Donjamali contrastano inoltre con quanto dichiarato nelle stesse ore dal presidente della Fifa, Gianni Infantino, che ha parlato apertamente della presenza dell’Iran alla competizione dopo un incontro con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. In un post pubblicato su Instagram, il numero uno della federazione internazionale ha raccontato di aver discusso con il leader americano dello stato dei preparativi per il torneo.

“Questa sera ho incontrato il presidente degli Stati Uniti, Donald J. Trump, per discutere lo stato dei preparativi per l’imminente Coppa del Mondo Fifa, anche in considerazione del crescente entusiasmo con il via in programma tra soli 93 giorni”, ha scritto Infantino. “Abbiamo anche parlato della situazione attuale in Iran e del fatto che la squadra iraniana si sia qualificata per partecipare ai Mondiali del 2026”.

Secondo Infantino, durante l’incontro Trump avrebbe ribadito che la nazionale iraniana sarà comunque la benvenuta negli Stati Uniti. “Durante le discussioni – ha aggiunto il presidente della Fifa – il presidente Trump ha ribadito che la squadra iraniana è naturalmente la benvenuta a competere nel torneo negli Stati Uniti”.

Un messaggio di apertura che la Fifa considera importante anche dal punto di vista simbolico. “Abbiamo tutti bisogno di un evento come la Coppa del Mondo per unire le persone ora più che mai – ha concluso Infantino –. Ringrazio sinceramente il presidente degli Stati Uniti per il suo sostegno, perché dimostra ancora una volta che il calcio è capace di unire il mondo”.

Resta dunque da capire se la nazionale iraniana sarà effettivamente presente alla rassegna iridata o se la crisi politica tra Teheran e Washington finirà per riflettersi anche sul campo da gioco. Nei prossimi mesi saranno probabilmente necessari ulteriori sviluppi diplomatici e sportivi per chiarire una situazione che, al momento, appare ancora estremamente incerta.