REYKJAVIK - Dopo oltre un decennio di gelo, l’Islanda riapre ufficialmente il dossier europeo. La prima inistra Kristrún Frostadóttir, leader del governo di coalizione insediatosi dopo la vittoria elettorale di fine 2024, ha annunciato da Varsavia che il Paese terrà un referendum per riprendere i negoziati di adesione all'Unione Europea entro la fine del 2026. 

L'annuncio è arrivato durante una conferenza stampa congiunta con il premier polacco Donald Tusk, che ha accolto con entusiasmo la prospettiva di un’Islanda membro del blocco. 

Frostadóttir ha sottolineato che l’integrazione dovrà rispettare la specificità islandese, in particolare per quanto riguarda la gestione delle risorse naturali e lo stile di vita artico. “Non sono pronta a entrare nell’Ue a qualunque condizione –  ha precisato la premier a margine dell’incontro – dobbiamo garantire un accordo che rispetti la nostra posizione distinta”. 

Donald Tusk ha citato il cambiamento di rotta dell’opinione pubblica britannica a dieci anni dal referendum sulla Brexit come prova del valore dell’appartenenza alla Ue, ricordando che oggi oltre l'80% dei giovani nel Regno Unito sarebbe favorevole al rientro. 

Reykjavik aveva ritirato la sua candidatura nel 2015, ma lo scenario globale del 2026 ha rimescolato le carte. L’inflazione persistente e l’instabilità della corona islandese hanno spinto i partiti di centro-sinistra a cercare la sicurezza dell’¢Eurozona, mentre l’invasione russa dell’Ucraina e le tensioni nell’Artico hanno reso l’isolamento diplomatico un rischio che molti islandesi non sono più disposti a correre.  

A questo si aggiungono i sondaggi in crescita: le ultime rilevazioni tra il 2025 e l’¢inizio del 2026 mostrano infatti una lieve ma costante maggioranza a favore della ripresa dei negoziati, con circa il 44-45% dei favorevoli contro il 35-36% dei contrari. 

La scelta di Varsavia per questo annuncio non è casuale. In Islanda vivono circa 30.000 polacchi, che rappresentano oltre il 6% della popolazione e costituiscono la più grande comunità straniera del Paese. Frostadóttir ha reso omaggio al loro contributo, citando persino l’insegnante polacca di sua figlia come esempio di integrazione riuscita. 

Il governo presenterà una risoluzione parlamentare all’Althing (il parlamento islandese) in primavera. Una volta approvata, si aprirà una finestra di nove mesi per organizzare il voto, che secondo alcune indiscrezioni potrebbe tenersi già ad agosto 2026.