Di sicuro John Elkann, che della società è il proprietario quale ad di Exor, non chiude gli occhi, ma ha ben presente lo sfascio della squadra, eliminata dalla Coppa Italia, con un piede e mezzo fuori dalla Champions, in difficoltà anche in campionato. Eppure l’azionista non ha mai fatto mancare la benzina, all’incirca un milione di euro, al motore di un’auto sempre in panne per via di acquisti costosi e sbagliati, turn-over a ogni livello, obiettivi divenuti utopici.

Nell’arco di una settimana si è passati dal possibile prolungamento del contratto a Spalletti a una contestazione globale che coinvolge tutta la struttura: dirigenza, staff tecnico, squadra. Solo un miracolo nel ritorno dei playoff di Champions League con il Galatasaray potrebbe mitigare, non cancellare, la situazione. Che la Juventus sia in crisi, lo testimoniano gli ultimi risultati con 4 sconfitte nelle ultime 5 giornate: 0-3 con l’Atalanta in Coppa Italia, 2-3 con l’Inter e 0-2 con il Como in campionato, 2-5 con il club turco. In mezzo un pareggio arraffato nel finale con la Lazio. Non c’è reparto che si salvi: l’attacco s’è inceppato, buttate via decine di milioni per Openda e David; banale il centrocampo cui manca un play dal tempo di Pjanic; disastrosa la difesa che ha subito 15 gol negli ultimi 5 impegni, ad una media 3 a partita.

Piange anche la classifica. Al momento la Signora, che ha tradito la sua storia indossando una improbabile maglia a strisce orizzontali, si trova al quinto posto, fuori dalla massima competizione continentale. E nel prossimo turno sarà di scena all’Olimpico con la Roma. In caso di sconfitta si troverebbe in grosse difficoltà per rientrare in Europa dalla porta principale, con un danno economico di almeno 50 milioni. Ma dietro l’angolo si ha sentore d’una ennesima rivoluzione. E qui si pone un interrogativo: ma chi ha scelto Giuntoli, Comolli, Thiago Motta, Tudor, Spalletti e quella pletora di giocatori dal rendimento scadente? Si ha l’impressione, se non una certezza, che manchi un uomo di sport in seno all’Exor. E la cosa riguarda sia la Juventus che la Ferrari, senza un campione del mondo da 18 anni.

In situazione di poco migliore è il Napoli, sconfitto a Bergamo, non solo lontanissimo (14 punti) dall’Inter solitaria capoclassifica, ma anche nel mirino di Atalanta e Como, protagoniste di un calcio migliore, più incisivo e spensierato.

Ancora un giorno e ci ritroveremo immersi nei playoff delle coppe europee che sorridono solo a Bologna e Fiorentina. Per Atalanta, Inter e soprattutto Juventus non sarà facile rimediare ai ko dell’andata. Sorge spontaneo l’interrogativo: il calcio italiano non è più da Champions League?