Da oltre mezzo secolo il nome Brembo accompagna alcune delle pagine più significative del motorsport internazionale. L’azienda lombarda specializzata negli impianti frenanti ha recentemente superato un traguardo simbolico e al tempo stesso straordinario: più di mille titoli conquistati nelle competizioni automobilistiche e motociclistiche in circa cinquant’anni di attività sportiva. Un risultato che racconta la storia di un marchio diventato sinonimo di eccellenza tecnologica e affidabilità.

In Formula 1 i numeri parlano chiaro. Tutte le ventiquattro gare disputate nel campionato 2025 sono state vinte da vetture equipaggiate con sistemi frenanti Brembo o con freni-frizioni AP Racing, marchio che fa parte del gruppo. Guardando indietro nel tempo, dal suo debutto nel 1975, le monoposto dotate dei componenti dell’azienda bergamasca hanno conquistato tantissimi Gran Premi. Una presenza costante e capillare che ha accompagnato generazioni di piloti, dalle leggende del passato ai campioni contemporanei.

La storia di Brembo nel motorsport inizia proprio nel 1975 con una sfida che, a distanza di decenni, appare quasi temeraria. La Scuderia Ferrari decide infatti di affidarsi a una realtà industriale allora giovanissima per la fornitura dei dischi freno in ghisa. L’azienda era stata fondata appena quattordici anni prima, nel 1961, in un piccolo centro della provincia di Bergamo: Sombreno, frazione di Paladina. A dar vita alla nuova officina meccanica erano stati Emilio Bombassei e Italo Breda, due imprenditori animati da una visione industriale che avrebbe presto trovato sbocco nel settore automobilistico.

Gli inizi sono quelli tipici di una piccola realtà manifatturiera: l’officina lavorava componenti meccanici. Poi, quasi per coincidenza, arriva l’episodio che apre la strada al mondo dei freni. Un camion che trasporta dischi freno prodotti in Inghilterra per Alfa Romeo si ribalta lungo il tragitto. L’azienda automobilistica, preoccupata per i possibili danni, chiede proprio a quella piccola officina bergamasca di verificare i componenti e ripararli se necessario. 

Negli anni successivi Brembo amplia progressivamente la propria gamma tecnologica. Ai dischi si affiancano pinze freno, pastiglie, campane disco e pompe idrauliche. L’evoluzione non si è mai arrestata e ha portato allo sviluppo di sistemi sempre più complessi, fino alla tecnologia elettrica.

Il nome Brembo accompagna oggi le vittorie di alcuni tra i più grandi protagonisti del motorsport: Lewis Hamilton, Valentino Rossi, Charles Leclerc, Max Verstappen, e molti altri. Un elenco che attraversa discipline diverse ma che ha un denominatore comune: la fiducia nei sistemi progettati a Bergamo.

Nel campionato del mondo di Formula 1 la presenza dell’azienda è pressoché totale. “Io sono essenzialmente il responsabile del mercato per la parte auto racing; quindi, tutte le auto che partecipano a competizioni”, racconta Andrea Algeri, Racing Car Market Manager di Brembo. Il suo ruolo comprende anche la gestione del team di ingegneri che durante i Gran Premi affianca le scuderie direttamente in pista per fornire supporto tecnico.

La presenza nel paddock è costante. “In Formula 1 siamo sempre presenti con almeno due ingegneri durante ogni gara”, spiega Algeri. Una presenza che testimonia quanto il motorsport rappresenti per l’azienda un banco di prova fondamentale.

La collaborazione con le scuderie è strettissima e coinvolge praticamente tutta la griglia. “Brembo è fornitore per quasi tutti i team di Formula 1. Di fatto abbiamo componenti montati su tutte le vetture che partecipano al campionato”, sottolinea. Alcune squadre utilizzano l’impianto frenante completo sviluppato dall’azienda, mentre altre adottano singoli componenti come pinze, dischi o pompe. 

Per Brembo, tuttavia, la Formula 1 non è soltanto una vetrina prestigiosa. È soprattutto un laboratorio di innovazione. “Il motorsport è il luogo dove portiamo al limite tutti i concetti legati all’impianto frenante”, spiega ancora Algeri. 

La stagione 2026 segna però l’inizio di una fase completamente nuova per la massima categoria automobilistica. Il regolamento tecnico introduce monoposto profondamente riprogettate: peso ridotto, aerodinamica attiva e una componente elettrica molto più potente modificano radicalmente il comportamento delle vetture. Un cambiamento che rende la gestione della frenata ancora più complessa e decisiva.

Algeri ci spiega come questa evoluzione stia modificando l’approccio ingegneristico. “La parte elettrica della vettura sarà sempre più presente e quindi dovremo adattare i nostri prodotti a questa nuova configurazione. In pratica si lavora su quello che chiamiamo blending, cioè la sovrapposizione tra la frenata elettrica e quella tradizionale”.

Si tratta di un equilibrio estremamente delicato. Il passaggio tra i due sistemi deve risultare impercettibile per il pilota, che deve continuare ad avere la stessa sensazione sul pedale in ogni fase della staccata. “L’obiettivo è rendere questa transizione il più naturale possibile”, per far sì che chi è alla guida “si senta sempre completamente a suo agio con la vettura”.

Dal punto di vista tecnico le monoposto restano comunque tra le macchine più estreme mai progettate. Durante una gara i dischi e le pastiglie in carbonio possono raggiungere temperature impressionanti, comprese tra gli 800 e i 1000 gradi. Numeri che avvicinano queste vetture più al mondo dell’aeronautica che a quello delle automobili stradali.

“Utilizziamo materiali molto nobili, derivati in parte dalle tecnologie aerospaziali – precisa Algeri –. Sono materiali estremamente costosi ma capaci di sopportare carichi e temperature elevatissime”.

Ma per affrontare staccate violentissime che avvengono in pochi metri, in frazioni di secondo il sistema frenante deve essere allo stesso tempo potentissimo e perfettamente affidabile. Un equilibrio ingegneristico complesso che rappresenta una delle sfide più affascinanti del settore.

In pista, tuttavia, non conta soltanto la potenza dell’impianto frenante. La vera differenza sta nella fiducia che il pilota ripone nel sistema. È proprio nella fase di ingresso curva – il momento in cui si decide gran parte dei sorpassi – che emerge la qualità del lavoro svolto dagli ingegneri.

“Spesso la gara si gioca sul momento di inizio frenata – incalza Algeri –. Chi riesce a ritardare anche solo di pochi metri la staccata può guadagnare una posizione”.

Ogni pilota, inoltre, ha uno stile di guida molto personale. 

“Ci sono piloti che vogliono un comportamento molto ‘on-off’, un pedale estremamente rigido e una frenata immediata, quasi brutale; mentre altri invece preferiscono avere più modulabilità per portare la frenata più all’interno della curva e gestire meglio l’assetto della vettura”.

Tutto questo richiede un lavoro di personalizzazione continuo. A differenza di quanto si potrebbe immaginare, non esiste un unico impianto frenante standard per tutte le monoposto. Ogni team riceve infatti una configurazione progettata su misura in base alle caratteristiche della macchina e alle preferenze dei piloti.

Per questo, dietro le quinte, il lavoro degli ingegneri Brembo è scandito dall’analisi costante dei dati raccolti in pista e dalle richieste delle squadre. 

Il resto lo fa l’esperienza accumulata in oltre mezzo secolo di corse. Come sintetizza  Algeri a conclusione della nostra intervista: “Il freno magari non ti farà vincere la gara, ma sicuramente te la può far perdere”.