OSLO - L’aereo del presidente ucraino Volodymyr Zelensky sarebbe stato “quasi colpito” da un drone mentre si preparava a decollare dalla Moldavia diretto a Oslo. A riferire l’episodio è stato il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre, senza precisare la provenienza dell’informazione né la distanza tra il drone e il velivolo presidenziale.

“Il suo aereo è stato quasi colpito da un drone mentre stava per decollare dalla Moldavia. Questa è la realtà che deve affrontare”, ha dichiarato Støre all’emittente pubblica NRK.

Zelensky era diretto in Norvegia per partecipare ai funerali di re Harald V. Nelle stesse ore, Kiev ha denunciato un attacco di droni russi contro il valico di Starokozache, al confine tra Ucraina e Moldavia, che ha provocato due morti e tre feriti. Non è stato accertato alcun collegamento tra l’attacco e l’episodio riferito dal premier norvegese.

L’allarme nei cieli moldavi arriva mentre sul piano diplomatico si moltiplicano i tentativi di riaprire un negoziato. Dopo la missione a Mosca e Kiev degli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner, Zelensky ha confermato che si sta lavorando a colloqui diretti con Russia e Stati Uniti.

In un’intervista concessa a La Stampa e a un ristretto gruppo di media internazionali, il presidente ucraino ha spiegato che i negoziati si stanno orientando verso un formato trilaterale. Kiev e Washington, ha aggiunto, hanno concordato di definire prima le rispettive posizioni e soltanto in seguito rendere pubblici i dettagli.

Zelensky ha confermato la disponibilità ucraina a trattare, ma ha posto una condizione: le concessioni dovranno essere reciproche. “Noi siamo pronti al compromesso, ma devono fare passi avanti entrambe le parti. Non può essere sempre l’Ucraina a cedere: abbiamo già fatto molti compromessi”, ha dichiarato il presidente ucraino.

Sul tavolo ci sarebbero alcune nuove proposte per arrivare alla fine della guerra, delle quali Zelensky non ha voluto fornire dettagli. Tra le possibili sedi di un futuro vertice trilaterale ha indicato Emirati Arabi Uniti, Svizzera e Turchia. L’obiettivo di Kiev è arrivare a un incontro tra Ucraina, Russia e Stati Uniti già in autunno, mentre Zelensky conta di vedere Donald Trump intorno al 20 settembre.

Il presidente ucraino ha insistito anche sul coinvolgimento dell’Europa, sostenendo che non possa essere esclusa da trattative destinate a incidere sulla sicurezza del continente, sulle future garanzie per Kiev e sulla ricostruzione del Paese. Bruxelles, ha ricordato, è già stata coinvolta nei colloqui con la delegazione americana a Kiev.

Segnali di apertura sono arrivati anche dal Cremlino. Il portavoce Dmitry Peskov ha parlato di una volontà politica di riprendere i negoziati trilaterali e della possibilità che nelle prossime settimane emerga una tabella di marcia. Mosca continua però ad accusare Kiev di non compiere passi concreti verso la pace, mentre resta irrisolta una delle questioni centrali del confronto: quella dei territori occupati.

A Washington, Trump ha riferito di aver avuto un’“ottima conversazione” telefonica con Vladimir Putin dopo la missione di Witkoff e Kushner. “Vuole fare un accordo e, se Zelensky vuole fare un accordo, sarebbe molto positivo”, ha detto il presidente americano.

Le dichiarazioni di Trump non significano tuttavia che un’intesa sia vicina. Le posizioni di Mosca e Kiev restano distanti e i precedenti colloqui non hanno ancora prodotto una soluzione sulle questioni principali. Il nodo territoriale rimane aperto: la Russia rivendica le quattro regioni ucraine che controlla solo parzialmente, mentre Kiev punta a congelare l’attuale linea del fronte.

Zelensky, nel frattempo, continua a chiedere agli alleati sistemi di difesa aerea e missili Patriot. Nell’intervista a La Stampa ha indicato il rafforzamento della protezione antimissile e il “pacchetto invernale” tra le priorità immediate, nella convinzione che la diplomazia debba procedere senza ridurre la capacità dell’Ucraina di difendersi.

Il possibile ritorno al tavolo negoziale si accompagna così a una guerra che continua sul terreno e nei cieli. L’apertura di Kiev al compromesso, le dichiarazioni di Trump e i segnali provenienti dal Cremlino indicano una ripresa dell’attività diplomatica, ma non ancora un accordo. Tra le parti restano questioni decisive da risolvere, dai territori alle garanzie di sicurezza, mentre gli attacchi proseguono e mantengono incerto il percorso verso una possibile intesa.