In quel periodo, rientrava in Australia da una vacanza-lavoro di due anni e mezzo, Gabriele Olivieri, uno chef con una lunga esperienza in Italia, in Europa e in Australia.

L’incontro tra Olivieri e Julia Picone, la proprietaria di Pentolina, che aveva aperto il ristorante assieme al partner, è stato provvidenziale.

Olivieri, nato a Cattolica, fin da piccolo, ama stare in cucina, incoraggiato dallo zio Aldo, che aveva una casa in campagna e lo portava a foraggiare verdure e ingredienti, e lo spronava a cucinare.

Le prime stagioni le fa da barista, prima da aiuto in cucina, quando ancora quattordicenne segue uno chef che sarà poi uno dei suoi docenti alla prestigiosa scuola alberghiera, l’IPSSEOA Severo Savioli di Riccione. Uno stage, organizzato dall’istituto, gli permette di recarsi in Canada per sei settimane e cominciare ad assaporare il piacere del viaggio, dello scoprire nuovi posti e magari anche nuovi sapori.

In Canada, Gabriele tornerà altre volte per altre esperienze di lavoro, prima di concludere gli studi e andare a lavorare al Relais Santa Croce di Firenze: “Era il ristornate dell’albergo ed era appena stato aperto, ancora non era stellato – ha raccontato nell’intervista rilasciata a Rete Italia –, ma ho lavorato in un ristorante stellato a Milano, dove ho imparato moltissimo, non solo per quanto riguarda la cucina, ma anche per l’organizzazione del lavoro”.

Gabriele continua a pellegrinare facendo stagioni in Italia, fino a che non decide di seguire le orme di un amico che aveva lavorato al ristorante Nahm di Londra, specializzato in cucina tailandese, aperto dall’australiano David Thompson, luminare dello street food asiatico.

“In cucina era tutto diverso da come ero abituato – ha continuato Gabriele –; erano diversi i sapori, i profumi, gli ingredienti. Lo chef mi chiedeva di andare a prendere del lemongrass in frigorifero e ci mettevo dieci minuti, poi dopo qualche mese ho cominciato a capire gli ingredienti e sono passato di sezione, prima al curry e poi agli stir-fry. È stata un’esperienza importantissima per me e lavorare con uno chef del calibro di David, un vero personaggio sulla scena culinaria internazionale, è stato un grande onore”.

La cucina di Nahm era popolata da tanti australiani che hanno suggerito a Olivieri di avventurarsi nel quinto continente dato che, dopo il Canada e Londra, bramava di tornare a viaggiare e scoprire posti nuovi.

A Melbourne, Gabriele approda quindici anni fa. La sua prima esperienza lavorativa avviene presso il prestigioso ristorante Ezard, ma è di poca durata perché affetto da un fastidioso e doloroso mal di schiena.

Alcuni piatti proposti dal ristorante Pentolina – Fresh Pasta & Bar

Finalmente pronto a tornare a lavoro, Olivieri va a lavorare da Cecconi’s, una cucina che conosce bene, quella tradizionale italiana, infatti si trova bene tanto da essere sponsorizzato. Vi rimane per oltre due anni, prima di passare a un altro prestigioso ristorante, Bottega Restaurant, per i successivi quattro anni.

Ormai cittadino australiano, Gabriele decide di tornare al suo vecchio amore, quello dei viaggi, e per due anni e mezzo gira il Sud America, dal Costa Rica al Perù, passando per il Brasile, e tornando ogni tanto a casa, in Italia, per lavorare per una stagione e guadagnare qualche soldino in più.

Di ritorno in Australia nel 2018, inizia a lavorare da ‘Pentolina – Fresh Pasta & Bar’ (il ristorante dell’avvocato Julia Picone, nata a Melbourne ma con una grande passione per la lingua italiana, che ha perfezionato a Firenze dove ha maturato un interesse anche per la cucina italiana), come head chef.

Pentolina – Fresh Pasta & Bar​

“Il menù di Pentolina è semplice – ha continuato –, abbiamo degli antipasti (carpacci, arancini, fiori di zucchina, fritto misto, burrata), delle paste fatte a mano (tagliatelle al ragù emiliano, spaghetti al nero con seppie e zafferano, pappardelle con sugo di coniglio e olive) e tanti dessert (crème brûlé all’arancia, tiramisù, semifreddo al limoncello), ma tutto viene preparato con una grande attenzione alla stagionalità, la freschezza degli ingredienti e la grande qualità. Durante i periodi di lockdown, quando facevamo venti, trenta coperti al giorno, proponevamo anche i secondi, ma ora che siamo tornati a pieno ritmo è difficile, perché la cucina è piccola”.

La carta dei vini è in via di ampliamento, mentre i cocktail hanno un sapore tutto italiano con la cedrata Tassoni e gli spritz al limoncello.

Le paste offerte sul menù sono quelle tradizionali, ma tra gli special spesso si trovano gli strozzapreti e la spoja lorda (letteralmente ‘sfoglia sporca’) che, come spiegato Gabriele nella chiacchierata ai microfoni di Rete Italia, sono i ritagli di pasta dopo la preparazione dei ravioli, che in Romagna si mettono in brodo e che “sporcano il brodo”, dato che hanno pezzetti di impasto.

Parlando di pasta in brodo, mi viene in mente un ricordo di gioventù quando ero a Cattolica in vacanza e per la prima volta ho assaggiato i passatelli in brodo.

Chiedo allo chef Gabriele Olivieri se li prepari anche lui.

“Sì, li ho fatti, ma qui non sono capiti, perché venivano presentati tra le paste anche se non lo sono; sono infatti dei cilindri lunghi e stretti di pangrattato, uova e parmigiano, che possono servirsi sia in brodo che asciutti – ha spiegato –. C’era chi protestava, quindi li faccio per il personale. Ma se vieni a trovarmi, te li preparo e ce li mangiamo con un buon bicchiere di vino!”.

E accoglierò sicuramente il suo invito, anche perché saranno cinquant’anni che non assaporo gli splendidi passatelli romagnoli.