CANBERRA – Il dibattito sulla sicurezza online in Australia si intreccia con il caso di Nidal Hasan, la cui esecuzione negli Stati Uniti potrebbe essere trasmessa in diretta e resa accessibile anche agli utenti australiani.
Hasan, ex maggiore dell’esercito e medico militare, è stato riconosciuto colpevole dell’uccisione di 13 persone in una base militare nel 2009 e dovrebbe essere giustiziato tramite plotone d’esecuzione all’inizio di dicembre.
Il ministro Murray Watt ha espresso forte contrarietà alla possibilità che la fucilazione venga diffusa pubblicamente.
“Quando ho sentito per la prima volta che questa possibilità era stata proposta, non riuscivo a credere che fosse reale”, ha dichiarato ospite di ABC Radio National.
Watt ha definito “assolutamente disgustosa” l’idea di trasmettere pubblicamente l’esecuzione, senza però confermare se il governo australiano intenda sollevare formalmente la questione con Washington.
La diffusione dell’esecuzione è stata ordinata dal segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth, mentre il presidente Donald Trump ha affermato di stare ancora valutando se procedere effettivamente con una diretta.
In Australia, politici di diversi schieramenti hanno chiesto che il progetto venga abbandonato.
La commissaria eSafety Julie Inman Grant non dispone tuttavia dei poteri necessari per impedire direttamente che il filmato venga visto nel Paese.
Un portavoce di eSafety ha ricordato che i servizi online hanno obblighi specifici nell’ambito della normativa australiana sulla sicurezza digitale e devono proteggere gli utenti da materiale potenzialmente dannoso.
L’autorità ha aggiunto di essere in contatto regolare con le piattaforme e di voler continuare a tenere sotto osservazione la situazione, valutando eventuali interventi nell’ambito delle proprie competenze.
La senatrice dei Verdi Sarah Hanson-Young ha chiesto invece al governo federale di contattare direttamente gli Stati Uniti per tentare di fermare la trasmissione.
“L’idea che un’uccisione autorizzata dallo Stato venga trasmessa in diretta come contenuto, quasi con un valore di intrattenimento o come operazione di pubbliche relazioni governative, è rivoltante e barbara”, ha dichiarato.
La controversia si apre mentre il governo federale punta ad approvare questa settimana il disegno di legge sull’obbligo di tutela digitale, al centro di un più ampio confronto sulle responsabilità delle piattaforme nella protezione degli utenti.