LONDRA – Il governo britannico ritiene che il presunto piano contro la base aerea RAF Fairford, nel sud-ovest dell’Inghilterra, sia stato con ogni probabilità coordinato dall’Iran e diretto dal Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica, anche se nessuna delle sette persone arrestate nell’ambito dell’indagine è stata finora incriminata.

Il primo ministro Andy Burnham ha illustrato in Parlamento la valutazione delle autorità britanniche sui fatti del 27 settembre, quando cinque uomini di Londra furono fermati nei pressi della base con l’accusa di sospetti reati legati al terrorismo e agli esplosivi.

RAF Fairford era stata utilizzata da bombardieri statunitensi per operazioni contro l’Iran. Funzionari americani hanno riferito che il presunto piano avrebbe previsto un attacco con droni, mentre il presidente Donald Trump ha dichiarato che una minaccia collegata a Teheran aveva portato alla decisione di ritirare i bombardieri dalla struttura.

Durante l’operazione di sicurezza, diversi residenti nelle vicinanze della base erano stati invitati a lasciare temporaneamente le proprie abitazioni, mentre nell’area intervenivano agenti armati ed esperti militari nella neutralizzazione di ordigni.

“Posso confermare la nostra valutazione secondo cui è altamente probabile che sia stato coordinato in Iran e quasi certamente diretto dalle Guardie della rivoluzione”, ha dichiarato Burnham.

Teheran ha respinto le accuse, definendole “speculazioni infondate e malevoli”.

I cinque uomini inizialmente fermati sono stati successivamente rilasciati su cauzione con condizioni definite stringenti. Altri due sospettati, tra cui un cittadino con doppia nazionalità britannica e iraniana, sono stati a loro volta liberati.

Gli inquirenti hanno riferito di aver trovato benzina nei furgoni sequestrati insieme ai cinque uomini, ma nessun esplosivo funzionante.

Burnham ha comunque annunciato una risposta più incisiva contro quelle che Londra ritiene reti criminali utilizzate dall’Iran sul territorio britannico, prospettando nuove sanzioni contro persone e organizzazioni ritenute in grado di finanziare o facilitare operazioni ostili.

Quasi 30 Paesi, tra cui Stati Uniti, Australia, Canada, Francia e Germania, hanno inoltre sottoscritto una dichiarazione che condanna il presunto ricorso iraniano ad attacchi violenti, sabotaggi, incendi dolosi, cyberattacchi e altre operazioni clandestine.

L’ambasciatore iraniano nel Regno Unito Seyed Ali Mousavi ha negato qualsiasi ruolo di Teheran nell’incidente di Fairford, dichiarando tuttavia la disponibilità dell’Iran a collaborare con le autorità britanniche nelle indagini.

Da anni Londra accusa la Repubblica islamica di ricorrere a intermediari e reti criminali per organizzare operazioni contro oppositori e altri obiettivi nel Regno Unito, accuse sempre respinte da Teheran. Lo scorso anno il governo britannico aveva affermato di aver individuato 20 minacce credibili, attribuite all’Iran, di uccisione o rapimento di persone nel Paese.

Il ministro degli Esteri Ed Miliband ha convocato l’ambasciatore iraniano e Londra ha inoltre imposto sanzioni a due cittadini iraniani, Ruhollah Bazghandi e Shahram Ali Reza Tamarzadeh Jakki, indicati rispettivamente come dirigente del controspionaggio delle Guardie della rivoluzione e facilitatore di una rete criminale già colpita da misure britanniche.