Stasera a Lisbona - dove la squadra nerazzurra chiuse il ciclo herreriano perdendo nel 1967 la finale di Coppa dei Campioni con il Celtic – uno stesso destino accomuna l’Inter e il suo allenatore Inzaghi, entrambi alla resa dei conti. È come se in una partita di poker un giocatore si affidasse a una giocata “all-in”: tutto o niente, dentro o fuori. Oddio, ci sarà il ritorno al Meazza per definire se toccherà all’Inter o al Benfica affrontare in semifinale la vincente dell’altro quarto tutto italiano fra Milan e Napoli. Ma l’incrocio odierno all’Estadio da Luz avrà un peso importante, forse decisivo, sul destino del club e del suo allenatore. In caso di sconfitta, Inzaghi avrà pochissime speranze di chiudere la stagione in panchina. E forse neanche la vittoria nella finale del 10 giugno a Istanbul può garantirgli la prosecuzione del contratto.
Per la prima volta dall’inizio della stagione, la Beneamata è fuori dalla Zona Champions per via del pareggio di Salerno che l’ha declassata al quinto posto: fuori portata il Napoli, lontana la Lazio, si ritrova a contendere a Milan e Roma gli altri due posti disponibili, e sempre che l’Atalanta non si rifaccia sotto. Ma come potrebbe essere altrimenti se non vince da 6 partite (3 pareggi e altrettanti ko, coppe comprese) e in campionato ha colto solo il successo sul Lecce negli ultimi 6 turni dove ha ottenuto appena 4 punti sui 18 a disposizione. Un disastro. Le colpe del tecnico, che conosce solo un modulo e non ha più in mano lo spogliatoio, si sommano a quelle dei giocatori che hanno tradito la causa oltre ogni limite ragionevole. Le ripercussioni vanno al di là del risultato sportivo perché la mancata qualificazione alla prossima massima competizione europea porrebbe in grave difficoltà le casse del club (meno 60 milioni d’incasso a essere buoni) e il prolungamento dei contratti con quei calciatori che non vogliono trovarsi fuori dalla Champions League.
Agrodolce il derby europeo Milan-Napoli, in scena dopodomani al Meazza. Il pronostico è favorevole alla capolista, ma d’una spanna soltanto dopo la roboante affermazione al Maradona dei rossoneri che però non sono riusciti successivamente a battere l’Empoli. Riecco l’ondivago Diavolo, forte e competitivo solo quando può disporre dei suoi titolarissimi. Concetto ormai chiarissimo a tutti. Ma Pioli, alla vigilia del match europeo, ha lasciato per troppo tempo in panchina Giroud e soprattutto Leao finendo per restare impantanato nel guado d’un pareggio vischioso sotto tanti aspetti. Ma è proprio necessario, questo turn-over? Spalletti non ne vuole sapere pur avendo a disposizione una buona panchina. E Mourinho, che si avvale dei cambi solo negli ultimi 20 minuti, è dello stesso parere. Per il tecnico di Certaldo, tornato al successo sul campo del Lecce, l’unico grande problema è legato alle condizioni del convalescente Osimhen: lo rischierà oppure si affiderà a Raspadori, l’unica punta disponibile in seguito al malanno muscolare di Simeone?
Giovedì toccherà a Juventus, Roma e Fiorentina il compito di avanzare nelle altre due coppe.
La vista sull’Europa non può farci dimenticare il campionato che nel turno pasquale ha raccontato cose importanti. Innanzi tutto che il Napoli, subito tornato al successo, ha guadagnato 2 punti su entrambe le milanesi oltre ai 3 su Atalanta e Juventus. Resta invece a 16 lunghezze il vantaggio sulla Lazio che con le grandi va a nozze: l’ultimo scalpo è della Juventus. Poi che la squadra biancoceleste ha allungato in maniera decisa sulle rivali riuscendo a compensare con una super difesa (appena un gol al passivo nelle ultime 7 gare) l’assenza di Immobile, ancora lontano dal miglior rendimento. Complimenti a Sarri. Quindi che la Juventus s’è buttata via a Roma giocando alla grande solo negli ultimi 25 minuti dopo una gara di attesa: già, attesa di che? Con gli uomini a disposizione, Allegri deve cambiare faccia alla squadra per fare strada in Europa. Infine che Mancini, invece di cercare all’estero oriundi più o meno di qualità, non può rinunciare a gente come Zaccagni, Orsolini e Locatelli. Glielo dica qualcuno in Federcalcio.